In questa rubrica giornaliera vi proponiamo la meditazione del Vangelo del giorno preparata da un fratello o una sorella di Bose. Il nostro desiderio è di spezzare il pane quotidiano della parola di Dio, condividendo la lectio divina fatta nella solitudine della cella monastica. Per tutti il fine è quello indicato da Ignazio d’Antiochia, “rifugiarmi nel Vangelo come nella carne di Gesù” (Lettera ai Filadelfiesi).

Le pericopi del vangelo seguono il lezionario proprio del nostro monastero.

Nel mio nome

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15 giugno 2024

La cultura biblica e semitica è nominale: il Nome di qualcuno indica tutta la sua persona. Nell’Antico Testamento il Nome di Dio è impronunciabile per rispettoperché sarebbe come appropriarsi della sua persona che rimane invisibile. Nel Nuovo Testamento, questa persona si fa visibile, e il suo Nome viene pronunciato: Jeshua‘, “il Signore salva”. Anzi, d’ora in poi non possiamo fare a meno di pronunciarlo: “Non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At 4,12). 

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Credere che l’amore è più forte

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13 giugno 2024

«Abbiate fede in Dio. In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte…». Le affermazioni successive di Gesù vanno lette nel contesto, per afferrarne il senso e non riceverle come degli slogan religiosi che potrebbero indurci a sentirci giudicati nella nostra fede. Le affermazioni radicali di Gesù non hanno lo scopo di svalutare la nostra fede, ma sono una chiamata ad approfondirla.

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Una traccia di preghiera

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11 giugno 2024

Gesù oggi ci consegna una traccia di preghiera, il “Padre nostro”, che possiamo considerare come l’espressione della nostra fede. È a questo “deposito” che continuiamo ad attingere per vivere ed essere custoditi nella giusta relazione con Dio nostro Padre e gli altri, i nostri fratelli e le nostre sorelle. 

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In mezzo

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12 giugno 2024

Il breve del vangelo che oggi ci viene incontro come buona notizia è tratto dal “discorso comunitario” che l’evangelista Matteo intesse al capitolo diciottesimo. L’interesse va da chi debba essere “il più grande” (domanda che si rivela già in se stessa distorta) ai comportamenti che possono arrecare scandalo ai più piccoli, alla possibilità di smarrirsi e alla certezza di essere comunque cercati e trovati, dalla correzione fraterna alla preghiera in comune (il nostro brano), fino alla necessità di perdonare “di cuore, ciascuno al proprio fratello” (Mt 18,35).

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Cosa significa veramente pregare?

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10 giugno 2024

Gesù è seduto sul monte con accanto i discepoli e insegna alla folle (cf. Mt 5,1). Anche questi versetti sono parte delle parole di insegnamento di Gesù. Poco prima ci ricorda che la nostra elemosina deve essere fatta nel segreto, che non bisogna “suonare le trombe” per farsi onorare dagli uomini e anche qui, nei nostri versetti, Gesù ci richiama alla preghiera nel segreto, nascosta, non ostentata perché il Signore è colui che “vede nel segreto”, dove nessuno può vedere e accedere. 

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Il Signore non tarda nel compiere la sua promessa

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7 giugno 2024

Due problematiche si intrecciano in questa breve parabola, riferita solo nel vangelo di Luca. Il v. 1 enuncia il tema: la preghiera o, più precisamente, la necessità di pregare sempre senza venir meno. A questo versetto si ricollega anche l’ultima frase del nostro brano (“Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”) in cui la preghiera perseverante è vista come un segno della fede

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Un servizio che nasce dall’amore

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6 giugno 2024

Dopo la lettura di questo testo, probabilmente, si affaccia alla nostra mente una domanda: ma il padrone veramente rappresenta il Dio dei vangeli?  Allora dobbiamo rifarci ad una lettura più globale del testo evangelico leggendo, ad esempio : “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà svegli perché passerà a servirli” (Lc 12,35-40 ). Oppure : “Chi è il più grande colui che sta a tavola o colui che serve? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,24-30). 

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Ritrovare la capacità di ascolto

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5 giugno 2024

Il Vangelo di oggi è un brano che si trova solo in Luca e la sua originalità non è evidente, anzi emerge dal crescente contrasto tra i pensieri e le parole dei personaggi rispetto al contesto generale. È penoso doverlo ammettere ma nemmeno al cospetto del patriarca Abramo sembra potersi generare altro da un diverbio, un contenzioso da sanare. Luca ci invita cioè a non sottovalutare le conseguenze future di parole o azioni, in nessun momento della nostra vita. Nessun incontro può dirsi banale, anzi l’ovvietà acceca in modo permanente il discernimento sul valore delle nostre relazioni. 

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L’amministratore disonesto, ovvero l’arte di costruire relazioni

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4 giugno 2024

Se ci limitiamo a leggere questa parabola solo da un punto di vista giuridico e umano potrebbe sembrare che Gesù stia lodando un comportamento disonesto: l’appropriazione indebita e falso in bilancio volti ad ottenere favori personali. Ma siamo chiamati a superare “la giustizia di scribi e farisei” per cercare, al di là della interpretazione giuridica, il senso profondo del racconto.

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Guardiamo dentro di noi…

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3 giugno 2024

Tradizionalmente nota come “Parabola del figlio prodigo”, questa straordinaria narrazione esplora i temi del peccato, del pentimento, del perdono e dell’amore incondizionato. Il titolo di “Parabola del padre misericordioso” mette in luce l’amore compassionevole del Padre (cf. v. 20), mentre “Parabola dei due figli” sottolinea il contrasto tra i due fratelli.

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Ricerca

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1 giugno 2024

La ricerca del perduto, di ciò che è smarrito attraverso il coraggio di lasciare la presa sulle certezze, siano esse le novantanove pecore o le nove monete, è il filo che lega le due pericopi del vangelo odierno.
Ricerca che è mossa non dall’avidità di possedere tutto e di più, non lasciando neppure le briciole agli altri ma dalla ricerca di una porzione che è marginale, frammentaria e smarrita, per molti persa senza speranza.

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Abitare il mondo

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30 maggio 2024

Oggi il Vangelo ci annuncia che ciò che vince la mondanità che abita in noi e attorno a noi è abitare il mondo non cercando di occupare i primi posti, ma accettando di occupare quello che ci viene dato, fosse anche l’ultimo. Questa è l’unica contro-cultura, il non conformarsi a questo mondo, la non-omologazione cui Gesù sempre ci invita dandocene l’esempio.

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