30 luglio 2026
Il brano del Vangelo di oggi riporta la terza parabola che Gesù racconta ai soli discepoli, dopo aver risposto alla loro domanda circa il significato della parabola della zizzania che cresce insieme al grano buono, parabola raccontata a tutti sulle rive del mare.
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29 luglio 2026
Il racconto di oggi ci parla dell’incontro fra Gesù, Marta e Maria. Appena prima Gesù aveva incontrato un dottore della legge desideroso di trovare la via per la vita eterna, ovvero la vita piena, colma, in cui non manca nulla. Gesù lo aveva rimandato al grande comandamento, all’amore per il Signore con “tutto il tuo cuore” e per il “prossimo”. Il buon samaritano ci ha illuminato su “chi è il mio prossimo”; il testo di oggi ci dice cosa vuol dire amare il Signore tutto il nostro essere.
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28 luglio 2026
Gesù in questi giorni ci sta donando tante parole, insegnamenti dati per immagini, che ci colpiscono ma a volte risultano oscuri ai nostri orecchi e al nostro cuore. Oggi gli stessi discepoli hanno bisogno di fermarsi, in un luogo raccolto, nella casa: luogo dell’intimità di Gesù con i suoi, con coloro ai quali “è dato conoscere i misteri del regno di Dio” (Mt 13,11). All’interno essi chiedono di ricevere una parola in più, la parola di “spiegazione” (cf. v. 36): una parola che renda più comprensibile per loro le immagini delle parabole. Desiderano capire e Gesù non nega, non ci nega, una parola chiara, di insegnamento, e prontamente dona loro ciò di cui hanno bisogno.
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27 luglio 2026
Le parabole del grano di senape e del lievito esprimono due aspetti della dinamica propria del Regno di Dio. Al cuore della prima parabola vi è la piccolezza perfino imbarazzante del grano di senapa che tuttavia, una volta seminato, cresce e diviene un albero in grado di dar riparo agli uccelli del cielo; al cuore della parabola del lievito vi è il mistero del lievito che, “nascosto” (vb. en-krýptein) in una esorbitante misura di farina (corrispondente a circa mezzo quintale), arriva a farla fermentare tutta quanta.
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25 luglio 2026
Durante la sua salita a Gerusalemme per tre volte Gesù annuncia la sua passione, morte e resurrezione. Non soltanto la sua passione e morte, ma ha annunciato anche la sua resurrezione; ha annunciato che per questa via riporta la vittoria sulla sofferenza e sulla morte e dà speranza di salvezza a tutti noi.
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24 luglio 2026
Questa è la domanda che sta al cuore della parabola del seminatore e della sua spiegazione. Nella versione di Matteo ciò che è veramente essenziale per portare frutto è la comprensione di ciò che si ascolta, infatti nella spiegazione che Gesù fa della parabola gli estremi sono caratterizzati proprio dalla comprensione: quelli che non comprendono la Parola del Regno restano sterili perché la Parola viene portata via subito, come succede al seme che cade sulla strada; quelli che comprendono portano frutto come il seme caduto sul terreno buono.
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23 luglio 2026
Alcuni brani evangelici ci sono così familiari che diamo per assodati contesti e situazioni, che assodati non dovrebbero essere. Così non ci sorprende il fatto che una delle parabole più famose – quella del seme sparso dal seminatore su diversi terreni, narrata nel brano immediatamente precedente quello odierno (Mt 13,3-9) – sia narrata non in ambiente agricolo ma presso il mare, da una barca poco distante da riva (Mt 13,1-2), dalla quale Gesù si rivolge ai discepoli, non contadini ma in buona parte pescatori di pesce, chiamati a diventare pescatori di uomini (Mt 4,12-23).
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22 luglio 2026
"Donna, perché piangi? Chi cerchi?" (cf. 20,15) Il desiderio umano si attua su queste due coordinate: Perché? Chi? Maria di Magdala ci ricorda che l’umano parte sempre dal “buio”, “piange” e “cerca” “la Luce” (cf. 8,12) “quando è notte”. (cf. 20,1) Ogni umano è una ricerca in movimento nella notte: “vide… corse….andò” (cf. 20,1-2) .
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21 luglio 2026
La madre e i fratelli di Gesù, proprio loro, stanno fuori. Fuori da cosa? Fuori di casa? Fuori dal cerchio che si stringe attorno al maestro? No. Più genericamente, si tengono fuori dalla folla, da quella massa indistinta di uomini e donne su cui il Signore stende la mano, rendendoli discepoli.
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20 luglio 2026
Festa grande quest’oggi, in cui ricordiamo i profeti di Israele e in particolare Elia, il padre dei profeti e di tutti i cercatori e le cercatrici di Dio.
Uomini sorti in momenti di crisi e di disperazione, in tempi avversi e caotici, i profeti sono spesso oppositori dei regimi, si scontrano frontalmente con il potere politico e religioso. Uomini dotati di una straordinaria lucidità, non annunciano tanto il futuro, piuttosto hanno il coraggio di denunciare il presente. Il profeta è coscienza critica sul presente e promotore di un programma di rinnovamento sociale per ristabilire relazioni giuste e solidali.
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18 luglio 2026
Gesù in sinagoga e in giorno di sabato guarisce un uomo dalla mano paralizzata (Mt 12,9-13): “Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire” (Mt 12,14). Reazione incomprensibile a un agire che ritiene “lecito in giorno di sabato fare del bene” (Mt 12,12).
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17 luglio 2026
“In quel tempo”: così inizia ogni lettura tratta dal Vangelo e, per una volta, queste parole non sono un’aggiunta ma si trovano proprio nel testo. Ma cos’è questo benedetto tempo? Una successione ininterrotta di attimi fuggenti (chrónos) o un tempo speciale, un’occasione che spetta a noi cogliere (kairós)? Per Matteo non ci sono dubbi: siamo di fronte a un’occasione.
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16 luglio 2026
In tante occasioni nelle pagine del vangelo assistiamo al ritirarsi di Gesù nella solitudine per pregare. Raramente ci viene aperto un varco nella sua interiorità per rivelarci qual è la sua preghiera. Oggi avviene: Gesù innalza una lode, “confessa”, il Signore come Padre che fa dono al Figlio di tutto ciò che egli stesso è.
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15 luglio 2026
Queste poche righe racchiudono un quadro inquieto e luminoso insieme: Gesù vi svela l’incoerenza del cuore umano, capace di rifiutare sia il canto gioioso sia il lamento profetico. «Abbiamo suonato il flauto e non avete danzato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto»: è la parabola di una libertà che si chiude, di una sensibilità smarrita che non sa più rispondere a Dio in alcun tono.
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