8 giugno 2026
“Quando pregate … Quando preghi … Pregando…”. Gesù pare dare per scontato che i suoi discepoli preghino: non chiede loro se pregano, se rispettano i tempi previsti per la preghiera quotidiana o settimanale. Sembra preoccuparsi esclusivamente del luogo in cui si prega e delle parole e posture che si usano nella preghiera, cioè del “dove” e del “come” preghiamo.
Continua la lettura
6 giugno 2026
Humus è “terra” e il terrestre è l’umano, il fatto di terra, “da essa sei stato tratto” ci ricorda il Dio creatore (cf. Gen 3,19). Da questa radice latina humus viene anche l’ultima parola chiave della parabola, “umiliato/umiliarsi” (18,14). Ma ben diverso è “essere umiliati” da “umiliarsi”. Dalla parabola scaturiscono queste domande: che idea ho di me stesso? Che postura ho davanti a Dio? Che sguardo ho su gli altri?
Continua la lettura
5 giugno 2026
Se un giudice ingiusto è stato convinto dall’insistenza di una vedova, a maggior ragione Dio si lascerà persuadere dalla preghiera insistente dei suoi eletti. Saremmo tentati di intendere in questo modo le parole di Gesù, come un invito a una preghiera al limite dell’impudenza, sulla falsa riga di un’altra parabola, quella dell’uomo che bussa di notte alla porta di un amico (Lc 11,5-13).
Continua la lettura
4 giugno 2026
Farsi servi. Nient’altro che servi. Semplicemente servi. Servi e basta. Questo è l’invito dell’evangelo di Gesù Cristo, che per primo si è fatto liberamente servo e schiavo, fino alla morte in croce, per amore. Nient’altro che per amore. Semplicemente per amore. Per amore e basta.
Continua la lettura
3 giugno 2026
Il brano evangelico si suddivide in tre parti, la prima delle quali (Lc 16,19-21) si sofferma sulla presentazione dei personaggi. Da un lato un ricco detto “epulone”, vale a dire ghiottone-mangione, che si distingueva per il suo vestire bene, porpora di Tiro e bisso d’Egitto, e mangiare bene, quotidianamente. Immagine di una tipologia di ricco la cui unica ragione di vita sta nell’eleganza e nella tavola, niente di meglio sotto il sole che vivere in questa spensieratezza gaudente, da niente e da nessuno distratti: “Hanno come dio il ventre” (Fil 3,19) e l’apparire. Un esserci nell’insipienza, radicalmente superficiale.
Continua la lettura
2 giugno 2026
Delle parabole che ascoltiamo in questi giorni, questa è la prima espressamente rivolta ai discepoli: dettaglio che dovrebbe farci “drizzare le orecchie”, e che invece accresce il nostro imbarazzo. Questo accade per la nostra fretta di saltare alle conclusioni, che ci fa scartare quanto precede come qualcosa di meno interessante. E se non fosse così?
Continua la lettura
1 giugno 2026
Una vita perduta e ritrovata. Una vita, l’autentica vita. Quella del figlio minore: perduta lontano da casa, ritrovata nell’abbraccio del padre. Quella del maggiore: perduta stando in casa, lontano dalla festa di un abbraccio in cui ritrovarla. Quella del padre: perduta con quella dei figli, ritrovata non senza il loro abbraccio, perché si tratta di un’unica vita. Quella di un uomo e dei suoi figli.
Continua la lettura
30 maggio 2026
C’è un Dio che conta. Conta non per calcolare, ma per amare. Uno, due, tre… novantanove. E poi il vuoto: una manca. È un’assenza che pesa sul cuore prima ancora che sull’ovile. Il pastore buono non si rassegna al bilancio, non dice: “Quelle che mi restano sono abbastanza”.
Continua la lettura
29 maggio 2026
“Una folla numerosa andava con lui” (Lc 14,25): dopo essere stato in una casa, a un banchetto da uno dei capi dei farisei (cf. Lc 14,1), ora Gesù è tornato sulla strada (cf. Lc 14,25), dove è circondato dalla folla. E non una strada qualsiasi, Gesù si sta dirigendo verso Gerusalemme, verso la croce. Ma quanti di quella folla arriveranno con lui alla meta? Fino a dove lo seguiremo noi, sulla strada?
Continua la lettura
28 maggio 2026
Gesù è invitato a pranzo da di uno dei capi dei farisei, ce lo dice Luca all’inizio del capitolo 14. A questo pranzo Gesù è sotto gli occhi dei suoi commensali, infatti Luca sottolinea che gli altri commensali lo osservano. Stanno a vedere come si comporta e giudicano le sue azioni.
Continua la lettura
27 maggio 2026
Gesù, amante e lettore attento della natura, diceva allora e dice adesso a noi questa parabola, paragonandoci a un albero di fichi.
Il suo tronco con i suoi rami equivale al nostro corpo, il suo portare o meno frutti corrisponde al nostro essere ricchi di fecondità o sterili, le sue radici nascoste, sotto terra, rimandano alla nostra radice invisibile, biblicamente il cuore, dove affondano i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri voleri, i nostri desideri.
Continua la lettura
26 maggio 2026
Vivere nell’inconsapevolezza sino a quando un evento perentorio e apparentemente improvviso apre gli occhi: è quel che succede nella parabola. È quel che è accaduto con l’invasione dell’Ucraina: la guerra smette di essere un fenomeno che riguarda terre lontane, ci tocca da vicino, ci vede addirittura coinvolti direttamente. È quel che accade a Gaza: tutte le contraddizioni del nostro mondo occidentale, tutte le ipocrisie, le complicità nostre vengono a galla.
Continua la lettura
25 maggio 2026
Dato che Gesù parla molto in parabole, il nostro lezionario, in queste settimane, ne propone una serie: questa è specifica del vangelo di Luca, che contiene quelle che più rimangono nella memoria collettiva, forse le più belle e immediatamente significative.
Continua la lettura
17 febbraio 2026
Cinque volte, in questo breve testo evangelico, ricorre una preposizione greca, che è quasi sempre causale: “perché”. In realtà, la nostra traduzione ufficiale complica un po’ le cose, dal momento che usa il “perché” anche più del dovuto (in tutto, ben sette volte).
Continua la lettura