In dialogo, da cuore a cuore
24 settembre 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-27 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse: 25«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
Troviamo il brano di oggi quasi al termine del capitolo 11 di Matteo in cui vi sono una serie di interventi di Gesù che è importante tenere presenti per comprendere cosa vive e cosa ci trasmette. All’inizio del capitolo ci viene narrata la testimonianza di Giovanni Battista, colui che invita alla conversione, a “preparare la via al Signore” e poi con una parabola Gesù rileva come i contemporanei non abbiano ascoltato e risposto all’invito rivolto loro di vivere in pienezza.
Non solo i sapienti e i dotti non si sono convertiti ma anche le città non hanno ascoltato, non hanno accolto le parole e i prodigi compiuti da Gesú e non si sono convertite, per questo Gesú le rimprovera duramente! “Guai a te Corazin, guai a te, Betzaida… (Mt 11,21)
A questo punto l’evangelista ci rende partecipi del dialogo di Gesù con il Padre e, mentre ci aspetteremmo uno sfogo, una richiesta di aiuto... invece no, ecco un ringraziamento, la lode rivolta al Padre!
Cosa succede? Gesù si ferma a guardare, a meditare su tutto ciò che è accaduto, e conosce, ammira e loda il modo di agire del Padre.
Siamo resi partecipi attraverso poche parole del profondo e intimo dialogo tra Gesù e il Padre, un dialogo da cuore a cuore: Gesù si rifugia nel cuore del Padre.
Mi vengono alle mente le parole del Salmo 73 che descrive il rischio di vacillare di fronte al malvagio che avanza, e si chiede :
“Invano ho custodito il cuore puro?...
allora ho meditato per comprendere, quale fatica è costata ai miei occhi,
finché sono entrato nel Santo di Dio e ho compreso quale sarà la loro fine.
Dio è la roccia del mio cuore...”
Il salmo ci parla di un percorso che il cuore può fare: dalla tentazione di vacillare alla piena fiducia in Dio, nel rifugiarsi in Dio e raccontare le sue azioni.
Così Gesù comprende in che modo il Padre conduce il cammino di ciascuno, predilige i piccoli, quelli che non sono considerati, gli ultimi, i quali però sono disponibili alla novità che apre alla vita. Il Padre ribalta le situazioni che seguono la logica del mondo!
E Gesù fa quello che è proibito, fa ciò che secondo la legge rende impuro: tocca il lebbroso, entra nella casa di un pubblicano, si intrattiene con una samaritana!
Logiche non accolte dai sapienti e dai dotti, e accolte invece dai piccoli che riconoscono il dono gratuito della vita, l’amore libero e creativo del Padre.
Per conoscere il Padre diventa fondamentale per noi “tenere fisso lo sguardo su Gesù”, per gioire della stessa comunione e conoscere lo stile dell’agire del Padre nel dialogo da cuore a cuore.
Oggi facciamo memoria di Silvano del Monte Athos che ha vissuto come semplice monaco praticando il lavoro quotidiano, come economo, e che ci ha trasmesso in modo esemplare il desiderio di Dio senza misura nella vita spirituale, che non si pone sul piano dell’immaginazione ma che è realtà concreta e quotidiana, soprattutto nelle prove e nelle contraddizioni.
Come testimoniano queste sue parole che intercedono per tutta l’umanità:
“Come hai concesso a me peccatore di conoscerTi per mezzo del tuo santo Spirito, così possano conoscerTi tutti i popoli della terra e celebrarTi giorno e notte” (cf. Silvano del Monte Athos, Gribaudi, p. 254).
sorella Susanna