E con lui
18 settembre 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,1-3 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 1Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici 2e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; 3Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.
Il testo odierno si presenta come un’unica frase che occupa tre versetti, composti da varie proposizioni legate dalla congiunzione “e”, il cui centro è l’affermazione “e con lui”, cioè l’essere con Gesù dei dodici e di alcune donne. Siamo in Galilea, ancora all’inizio della predicazione di Gesù: al capitolo 6 Gesù ha scelto i dodici, ha proclamato ai discepoli le beatitudini, ma ancora non li ha inviati a predicare e a guarire (cf. Lc 9,1). Tutta l’attività di Gesù è stata annunciare la buona notizia del regno di Dio e guarire (cf. Lc 4,43; 7,22).
Il nostro sommario si trova prima della parabola del seminatore e prima di altre guarigioni che precedono l’invio in missione. La formula “e avvenne” è ripetutamente utilizzata da Luca per far avanzare la narrazione nel tempo. L’azione di Gesù è descritta come un percorrere continuo tutto il territorio predicando e annunciando il regno di Dio. Qui direttamente non si accenna all’altro elemento proprio dell’opera di Gesù, le guarigioni, che tuttavia sono ricordate immediatamente dopo, descrivendo il frutto della sua attività: il gruppo di donne e di uomini che lo seguono, persone che hanno sperimentato la debolezza della malattia, la forza dei demoni e il potere di Gesù sul male, persone che si sono messe alla sequela di Gesù con riconoscenza e generosità.
Luca ricorda tre nomi di donne, come aveva ricordato i nomi dei dodici al capitolo 6,13-16. Luca è il solo evangelista che parla delle donne che seguono Gesù durante il suo ministero. Marco e Matteo le ricordano con i loro nomi come testimoni della crocifissione, della sepoltura e della resurrezione, ma non ne parlano durante la vita pubblica (cf. Mc 15,40-41; 16,1). Luca, che ha già ricordato le “discepole” di Galilea (nei vangeli non ricorre mai “discepole”, forse semplicemente perché in ebraico e aramaico non esiste il termine al femminile) al momento della crocifissione, riferisce soltanto che “tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo” (Lc 23,49), rendendo meno forte la presenza personale di queste donne, testimoni della vita, della morte e della resurrezione e che assommano tutte le condizioni richieste per essere apostoli (cf. At 1,22).
Sorge una domanda: erano possibili donne discepole al tempo di Gesù? Quale comunità cristiana riflettono le redazioni evangeliche? Le fonti storiche ci dicono che nel I e II secolo della nostra era in Israele e nei paesi vicini le donne potevano godere di una certa mobilità e in alcuni casi gestire i loro beni e avere indipendenza economica. Inoltre non sappiamo bene qual era la partecipazione delle donne a movimenti di tipo profetico escatologico come era il movimento dei seguaci di Gesù, ma probabilmente era una realtà. Quello che Maria di Magdala, Giovanna moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre (cf. Lc 8,3) fanno non è impensabile in quel tempo o completamente rivoluzionario o scandaloso, come potrebbe apparire ai nostri occhi.
Nella chiesa antica sappiamo inoltre che le donne avevano un ruolo importante, non solo all’interno delle loro case, ma anche nelle assemblee che nelle case avevano i loro luoghi di riunione, e nell’annuncio del vangelo. Uomini e donne, allo stesso modo, per essere attratti e testimoni di Gesù devono aver sperimentato la sua vittoria sul male, essere testimoni della resurrezione e conoscere una vita nuova che nasce dalla gratitudine e dall’amore e li spinge al servizio degli altri. Lo spostamento del ricordo delle discepole di Galilea operato da Luca e inserito dopo l’episodio della peccatrice perdonata (che a partire dal VI secolo in occidente è stata identificata con Maria di Magdala) e i cui nomi sono legati alla possessione demoniaca e alla malattia ha probabilmente giocato a sfavore circa la presenza delle donne nella comunità ecclesiale.
L’esperienza del male e dell’inimicizia dei demoni riguarda tutti, uomini e donne. E per seguire Gesù non è necessario essere indemoniate o persone malate guarite: Gesù è venuto per sanare un potere della morte di cui tutti facciamo esperienza. Ecco, queste donne hanno conosciuto questa verità, chi era ricca ha messo i suoi beni a servizio degli altri, chi non lo era ha messo tutta la sua fedeltà e il suo amore per sostenere la comunità dei discepoli, lasciando quanto avevano o avrebbero potuto avere, e andando per città e villaggi, accompagnando Gesù fino a Gerusalemme. Testimoni della predicazione, della morte, della resurrezione e delle apparizioni del Risorto, queste donne si sono messe al servizio, hanno svolto un ministero di diaconia, con i loro beni e la loro presenza a favore del gruppo che seguiva Gesù e di tutta la chiesa nascente.
sorella Raffaela