Guariti per vivere
7 settembre 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,6-11 (Lezionario di Bose)
6Un altro sabato, Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C'era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. 7Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. 8Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. 9Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». 10E guardandoli tutti intorno, disse all'uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. 11Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
“Entrò nella sinagoga e si mise a insegnare”: che cosa? Luca non riporta nessun discorso di Gesù; l’oggetto del suo insegnamento è quello che fa, la sua azione di cura nei confronti di un uomo dalla mano inaridita. “Risvegliati e alzati in mezzo!”: i verbi greci sono quelli usati per parlare della resurrezione. Al centro del racconto non c’è una legge, non c’è neppure un super-uomo, un modello di santità proposto all’imitazione di tutti; c’è un uomo con la mano destra “secca”, “inaridita”. Al centro c’è un essere umano con i suoi limiti, le sue fragilità. Viene chiamato a mettersi “in mezzo”: non per ostentare i suoi mali e ricavarne dei vantaggi come spesso facciamo noi, ma per stare davanti al Signore nella verità, con le sue ferite, la sua impotenza …
Il Signore della vita ci vuole viventi: una mano inaridita, chiusa, non può ricevere nulla, non può aprirsi al dono. Ed ecco allora che la mano “viene reintegrata” (meglio che “guarita”), cioè “fatta ritornare alla sua vocazione originaria”. Distendere la mano: starà poi a ciascuno scegliere che cosa farne. Stenderla per prendere per sé, come Adamo ed Eva, per accaparrare, per fare il male, per togliere la vita, o stenderla per accogliere il dono di Dio, per condividere. Il salmo 145,16 canta la cura per l’uomo che viene dalle mani di Dio: “Il Signore sostiene chi sta per cadere, raddrizza chiunque è curvato … quando apri la tua mano generosa, tu sazi di bontà ogni vivente”. Le nostre mani devono imitare l’agire di Dio.
Ma il passo del vangelo di Luca non ci parla soltanto di “mani”, ma anche di occhi, di orecchi e di bocca. Gli occhi di Gesù vedono l’uomo nel suo bisogno, gli occhi degli scribi e dei farisei là presenti osservano per vedere se Gesù trasgredisce la legge del sabato e per avere così di che accusarlo.
L’uomo dalla mano paralizzata ascolta la chiamata di Gesù, quegli scribi e farisei non ascoltano la domanda che è loro rivolta. Nel racconto sono riportate soltanto parole di Gesù: parole per l’uomo malato, parole per quegli scribi e farisei che pur interpellati direttamente non rispondono; Luca, al termine del racconto, ci dice che nella loro follia discutevano tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Mani chiuse in gesti mortiferi, mani aperte per dare e condividere la vita; occhi che vedono la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, occhi che spiano l’altro per coglierlo in fallo; orecchie sorde alla parola del Signore, orecchie pronte ad ascoltare e a obbedire; parole che mirano a dare la vita, parole che cercano alleanza per dare la morte. Sta a noi scegliere.
sorella Lisa