Condurre a Dio

Foto di Sylvain Pitet su Unsplash
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4 settembre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,28-36 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 28Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. 34Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All'entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». 36Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


Il brano evangelico odierno – particolarmente caro alla tradizione monastica sia orientale che occidentale – ritorna due volte ogni anno (alla II domenica di Quaresima e alla festa della Trasfigurazione) nella liturgia festiva e altre due volte in quella feriale: oggi per la memoria di san Mosè profeta e un’altra volta nello scorrere del tempo ordinario. Ogni volta, con il variare del contesto liturgico o dell’evangelista che narra l’episodio, ci invita a uno sguardo nuovo, rinnovato sull’insondabile mistero della divino-umanità di Cristo e sulla nostra chiamata alla sequela.

“Sul Tabor rifulse la gloria”, canta un inno per la Trasfigurazione, ma se leggiamo il racconto di Luca nell’odierna memoria di Mosè, vediamo che anche questa verità si dilata: “sul Monte” (non solo e non necessariamente il Tabor) rifulse la gloria, non solo di Gesù ma anche di Mosè ed Elia, “apparsi in gloria”. 

Del resto la vita di Mosè è segnata da altri due monti e altri due faccia a faccia con la gloria di Dio. Al monte Sinai Mosè riceve le tavole della Legge, scritte dal dito di Dio, libertà impressa sulla pietra, e le porta al popolo, portando con esse, impresso sul volto, un riflesso della gloria di Dio. Sul monte Nebo Mosè accoglie la morte come un bacio di Dio, dopo aver contemplato la promessa al popolo, la terra santa in cui non potrà entrare.

È vocazione di Mosè quella di essere profeta – cioè di parlare a nome di un altro, di Dio – e di essere intercessore, cioè di porsi tra Dio e il suo popolo come tramite, garanzia, legame, ponte, amico capace di ritrarsi quando avviene l’incontro diretto.

È vocazione di Mosè essere condottiero non per aver liberato Israele dalla schiavitù dell’Egitto, non per aver sconfitto Faraone, non per aver guidato il popolo per quarant’anni nel deserto fino alla soglia della terra – tutte queste meraviglie non Mosè, ma Dio stesso le ha compiute – ma condottiero perché ha condotto il popolo a Dio e Dio al popolo, pronto a scomparire non appena l’incontro avviene, pronto a morire affinché l’incontro avvenga, nonostante il peccato del popolo.

Anche qui, sul monte della Trasfigurazione, la gloria di Mosè scompare non appena i discepoli di Gesù possono contemplare la gloria del Figlio; la Legge trasmessa da Mosè tace non appena i discepoli possono ascoltare la voce del Padre che comanda di ascoltare il Figlio. Per questo motivo non vi è spazio per le tende sul Monte: la tenda del convegno che Mosè aveva innalzato perché l’incontro tra Dio e il suo popolo avesse un luogo quotidiano in cui realizzarsi, lascia ora il posto a quella “tenda in mezzo a noi” che è il corpo trasfigurato di Gesù, spazio in cui l’incontro tra ogni essere umano e Dio travalica il tempo e diviene comunione, abbraccio eterno.

Sì, Mosè – che era uomo dalle labbra impacciate perché fosse manifesto che la parola pronunciata era quella di Dio – è morto “sulla bocca di Dio” (Dt 34,5 come la tradizione ebraica legge “secondo l’ordine del Signore”), ma lì ha lasciato il popolo di Israele e i discepoli di Gesù, lì, sulla bocca di Dio che parla nel Figlio, sull’amore di Dio che abbraccia ogni essere umano nel Figlio.

fratel Guido