“Io ho scelto voi”
28 agosto 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,9-17 (Lezionario di Bose)
Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli: 9«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
La memoria di Agostino di Ippona ci fa rileggere un brano dei discorsi di Gesù riferiti dal Vangelo secondo Giovanni nel contesto dell’ultima cena. Il parlare di Gesù qui si fa denso ed essenziale, il tono è quello intimo di un discorso testamentario. Ultime parole, consegna di una vita.
“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (v. 16). Si può arrivare per vie diverse, in momenti diversi, a mettere fede in questa parola di elezione assolutamente gratuita. Agostino, nella sua ricerca appassionata, che l’ha portato a scelte diverse e contrastanti, è infine giunto a sentirsi preceduto, scelto prima di scegliere, libero di scegliere di fare sua quella scelta preveniente. Ha così, infine, trovato riposo. Quell’“io ho scelto voi” è una grazia spesso non percepita, a volte rifiutata, infine desiderata e accolta.
“Rimanete nel mio amore” (v. 9). Acconsentire a questa scelta e accogliere questo amore non lascia indifferenti: provoca la responsabilità di rimanere nell’amore che ha fatto di noi degli eletti, scelti dalla più pura, gratuita, trasparente amicizia. Allora ci si scopre davvero amici, liberi di fronte all’Amico, e non servi che non sanno quello che fa il padrone (cf. v. 15).
“Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” (v. 10). Qui “osservare” non è pertanto obbedire come farebbe un servo, adeguandosi alle indicazioni di un altro, il padrone. Sarebbe obbedire perché non ho scelta, senza amore. No, sono stato scelto e amato, posso rileggere tutti i comandamenti alla luce dell’unico comandamento (passando dal plurale del v. 10 al singolare del v. 12): “Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (v. 12). Così tendo ad adeguarmi non a dei comandi che magari sento spersonalizzanti, ma al vangelo che è Gesù, il quale confessa pure lui di amare perché amato e invita ad amare “come il Padre ha amato me”.
“Siete miei amici” (v. 14). La logica che vi permette di percepirvi tali, di crescere in quest’amicizia, è quella dell’“amore più grande”, che non è mai servile e anonimo, ma liberante e personalizzante. È così che Agostino è diventato Agostino. C’è allora da ricordare sempre che prima del comando viene l’amore. Constata infatti Agostino commentando questo vangelo: “Chi non ama è privo di motivazioni per osservare i comandamenti”. Ma io amo? Chi amo? Che cosa amo dell’amore? So amare? Mi lascio amare?
“Nessuno ha un amore più grande di questo: deporre (verbo greco títhemi) la vita per i propri amici” (v. 13). Gesù “depone” la sua vita, e così ci “pone” su una via feconda di vita: “Vi ho posti (stesso verbo greco títhemi) perché andiate e portiate frutto” (v. 16). Agostino, con la sua esperienza, la sua riflessione e l’irradiamento della sua figura, è andato per la sua via e ha lasciato che l’“amore più grande” producesse in lui e al di là di lui frutti abbondanti.
“Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (v. 11). Ad attrarci è questa gioia, caratteristica dei tempi messianici (cf. per esempio Is 35,10; So 3,14). Una gioia profonda non superficiale, radicata nel comandamento nuovo, perché parla di un amore nuovo, in quanto frutto del mondo nuovo che la vita del Messia Gesù, come testamento d’amore, ci ha consegnato.
fratel Fabio