Guardare oltre l’orizzonte
26 agosto 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20,1-16 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 1«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Oggi Gesù porta un messaggio dirompente per la nostra quotidianità, offrendo uno scorcio di cosa potrebbe avvenire se abbandonassimo la logica che sembra essere alla base di ogni relazione: la logica del merito (uno dei principi educativi della società attuale!), della proporzionalità tra la nostra prestazione e il compenso. Su questo è fondata la nostra idea di giustizia. E noi, di fronte a ciò che viene descritto non possiamo trattenere un: non è giusto.
Ma Gesù cosa racconta? Gesù ci narra di lunghe file di uomini e donne, sotto il sole cocente o la pioggia battente, in attesa che qualcuno arrivi e “li prenda a giornata” (cf. v. 1), qualcuno che dia loro modo di guadagnare per poter vivere e far vivere le loro famiglie, che riconosca loro dignità. Non diverso da ciò che compare oggi sugli schermi dei nostri smartphone. Ma poi Gesù racconta altro. Racconta di un datore di lavoro che esce a cercare e chiamare operai con una frequenza che sorprende: “Uscì all’alba … verso le nove … verso mezzogiorno, e verso le tre … Uscito ancora verso le cinque … e disse: ‘Andate anche voi nella vigna’”: ha davvero bisogno di tutti questi operai? Gesù non lo precisa.
Questo padrone, nel quale Gesù ci sta raccontando Dio, il Padre, continua a uscire e soprattutto a chiamare. Offre a tutti e sempre, ai “primi e agli ultimi”, anche a coloro che “nessuno ha preso a giornata” (cf. v. 7), la stessa possibilità, quella di “andare nella sua vigna” (cf. v. 4). Perché la realtà è questa: esistono i “primi”, nati in un paese ricco, sviluppato, pacifico, con offerte e possibilità, e gli “ultimi”, nati in paesi poveri, in guerra, in una società ingiusta, in una famiglia divisa o violenta, malati, abbandonati… Primi e ultimi, i tanti diversi ultimi. Tutti però con lo stesso bisogno di essere “presi a giornata”, tutti abitati da un medesimo desiderio di ricevere uno sguardo che chiama alla vita, una parola che offra una direzione, una possibilità di senso.
Per il padrone della parabola non è mai troppo tardi per ricevere quello sguardo attento che vede la ricerca che ogni essere umano porta in sé, che riconosce il desiderio che spinge a stare in attesa di qualcuno che chiami, in ascolto accogliente di quella parola. Non è mai troppo tardi per ricevere “quello che è giusto” (v. 4) secondo il padrone, secondo il Dio che non conosce la logica del merito verso i servi ma solo quella dell’amore verso i figli.
Forse allora questa pagina ci scandalizza tanto perché rivelandoci il vero volto del Dio che è Padre ci mette di fronte a un Dio che non è quello che crediamo, rovescia ogni nostra convinzione. Questo Dio che non si stanca di uscire e rivolgere a tutti la chiamata di senso, cichiede una continua e grande conversione, un cambiamento. Dio è libero, è sempre oltre gli steccati in cui noi vorremmo rinchiuderlo per poter ordinare il mondo, la nostra vita, le nostre relazioni, per poter proteggerci dal rischio di perdere il controllo e ritrovarci in quella libertà che desideriamo ma che ci fa tanta paura, la libertà dell’amore.
Questo Dio, e non quello che ci siamo costruiti su misura, è il Dio del vangelo, il Dio di Gesù. La sua logica, quella del padrone della parabola ci è incomprensibile, ci provoca fatica, perchè la bontà, la misericordia, la compassione, cui ci chiama, “sconfinano” sempre oltre l’orizzonte che i nostri occhi umani, spesso cattivi (cf. v. 15), riescono a vedere.
sorella Elisa