Cosa vuol dire essere liberi?

Foto di Will su Unsplash
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17 agosto 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,1-10 (Lezionario di Bose)

1In quel giorno, i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro 3e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. 5E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!
8Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. 9E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco.
10Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».


La pagina evangelica di oggi è decisamente un po’ dura, una di quelle pagine che volentieri chiuderemmo in un cassetto e lasceremmo ad impolverarsi...

Ci parla di libertà, ma ci mette anche in guardia, perché la nostra libertà non diventi inciampo, scandalo per i più deboli, per i più piccoli, per quelli che, all’occhio del mondo, valgono poco o niente.

Il dialogo tra Gesù e i suoi discepoli prende le mosse da una domanda: “Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?” (v. 1), formulata dai discepoli dopo l’episodio singolare (Mt 17,24-27) della moneta che Gesù fa recuperare a Pietro dalla bocca di un pesce per pagare la tassa del tempio, al fine di non scandalizzare coloro che erano venuti per riscuotere tale tassa. Il problema quindi è quello di non scandalizzare. 

E forse, alla luce del contesto e con un po’ di azzardo, la domanda dei discepoli potremmo riformularla così: nella logica del regno, qual è la vera grandezza: vivere tutto con la grande libertà che hanno i figli di Dio (libertà anche dalla legge che prescrive di pagare la tassa al tempio) o porre un limite alla propria libertà, se questa rischia di far inciampare qualcuno (pagare la tassa anche se, in quanto figli, potremmo non farlo)?

Non è una domanda peregrina, lo stesso Paolo affronta la questione scrivendo ai cristiani di Corinto, che si sentivano ormai profondamente “liberi in Cristo” (1Cor 8,9): “Badate che la vostra libertà non divenga occasione di caduta per i deboli!”.

Il Signore ci fa liberi, ma questa libertà ha un fine preciso: permetterci di servire i fratelli e le sorelle. Il fratello è il metro di misura della nostra libertà, e quindi se ciò che faccio (e non viene affatto detto che sia qualcosa di male!) rischia di far cadere l’altro, occorre sacrifichi quel mio fare, per amore del fratello: “Se la tua mano ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via” (v. 8). Il passo che la comunità è chiamata a tenere è il passo di chi tarda… 

Ciò che Gesù chiede, e ciò che ci rende “grandi”, è accogliere il fratello e la sorella (v. 5) così come è, piccolo, debole, riconoscendolo amato da Dio. Ma Gesù va oltre: non solo accogliere i piccoli, ma farsi piccoli (v. 4), accogliere la propria piccolezza, riconoscendola amata da Dio, questo rende “grandi”. 

La logica di Gesù, la logica del Regno è la logica del rovesciamento: per essere grandi occorre farsi piccoli. Qui c’è l’essenziale, la buona notizia, questo fa “entrare nella vita” (v. 8). 

Il vangelo infatti sempre capovolge la logica umana. Maria, lo ha colto subito e lo ha cantato all’inizio della sua avventura con il Signore: Dio, ha intuito, è colui che “rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote” (Lc 1, 46-55). Gesù lo ha annunciato e ancor prima lo ha vissuto: “Beati i poveri, perché possederanno il regno; beati quelli che piangono perché troveranno consolazione; beati gli affamati perché saranno saziati” (Mt 5,3-12). Ogni libertà al di fuori di questo rovesciamento evangelico diviene dominio, prevaricazione, e a poco a poco ci porta a disprezzare l’altro (v. 10), a non dargli valore. Siamo liberi? Sì, ma liberi per servire!

sorella AnnaChiara