A causa del vangelo

Foto di Annie Spratt su Unsplash
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1 agosto 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,11-16 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 11«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi. 13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».


Il paradosso evangelico della beatitudine degli oppressi attraversa la storia e continua a interrogarci sul senso delle parole di Gesù nel grande discorso della montagna.

Se leggiamo il testo con calma, come richiede un passo così denso, ci rendiamo conto che la persecuzione non è solo in quanto tale, ma è a causa di Gesù. La persecuzione è a causa del Vangelo, a causa dell’insegnamento di Gesù, a causa di una parola che è sempre parola di verità e per la vita dell’umano, al di là dei precetti religiosi e dei possibili dogmi, sempre parola di vita, mai altro. Così come già accaduto ai profeti in passato, quando la loro voce si è levata a difesa dei piccoli e dei poveri, a difesa della libertà come memoria della parola di Dio più volte annunciata al popolo e quasi sempre disattesa e smentita.

Profeti chiamati da Dio, volenti o nolenti, spesso recalcitranti, ad essere portatori di un messaggio che a nome di Dio stesso annuncia la sua misericordia più grande delle grandi e piccole prese di posizione e di potere umane, più grande delle dispute teologiche, ricordando che il Dio proclamato dai profeti è un Dio che ama il suo popolo, il povero come il re, e che di fronte all’uno come all’altro non teme di mettere in gioco la sua vita per essere fedele alla parola che gli è stata affidata.

Diversamente il rischio a cui richiama Gesù nel prosieguo della pericope è l’ossimoro del sale senza sapore, che diviene insipido, incapace di salare i cibi, rimanendo in quel limbo che è rigettato da Dio senza mezzi termini come ci ricorda il libro dell’Apocalisse: «Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca». (Ap 3,15).

Ugualmente il rischio è di essere luci nascoste, timorose e incapaci di illuminare, chiuse in se stesse, per paura, come i discepoli dopo la resurrezione (Gv 20,19).

L’invito chiaro e inequivocabile che ci viene dalle parole di Gesù è di far risplendere la parresia dell’Evangelo senza timori, senza sbiadimento per paura di perdere seguito, né edulcorazione per essere compiacenti ai potenti. Saranno le opere buone a parlare, ad essere eloquenti, a gridare dai tetti (Lc 12,3) la buona notizia che è l’evangelo.

In questa luce comprendiamo la scelta di questo passo per la festa di Sant'Eusebio, vescovo e fondatore della chiesa nel Piemonte, vissuto tra la fine terzo e il quarto secolo, più volte esiliato a causa delle parole a difesa della fede contro le eresie e al contempo poi capace di perdonare i vescovi eretici che lo avevano condannato.

Alcune delle sue parole dall’esilio risuonano come parole che altro non sono che voce profetica mite e al contempo potente per il suo popolo e le comunità da lui fondate: 

“Approfitto per raccomandarvi caldamente di custodire con ogni cura la vostra fede, di mantenervi concordi, di essere assidui all’orazione, di ricordarvi sempre di noi, perché il Signore si degni di dare libertà alla sua chiesa, ora oppressa su tutta la terra, e perché noi, che siamo perseguitati, possiamo riacquistare la libertà e rallegrarci con voi”.

fratello Michele