Chi, cosa, perché, come
9 luglio 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,8-15 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi dodici discepoli: 8«Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, 10né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
11In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. 12Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. 14Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. 15In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Nel capitolo 10 Matteo nomina per la prima volta i Dodici, singolarmente e come gruppo, costruendo un movimento preciso di cui Gesù stesso è l’artefice: “chiamò a sé e diede loro potere (non si manda nessuno allo sbaraglio!) … “li inviò avendo prescritto loro dicendo …” (la missione è un’obbedienza!).
Nel nostro brano ci sono le istruzioni per la missione, anch’esse narrate con un movimento del testo ordinato e preciso che mostra l’intenzione dell’autore di consegnarci nel dettaglio le disposizioni di Gesù, le sue reali preoccupazioni, ciò che è davvero importante per una evangelizzazione secondo Dio e non secondo il sentire dell’uomo. Elementi da discernere e ricollocare nella nostra vita personale e comunitaria, con cui è sempre necessario confrontarsi.
vv. 5b-6, da chi andare: missione non immediatamente rivolta a quanti sono fuori del rapporto “ufficiale” (cf. Mt 15,24; 28,19). Rivolgersi a Israele, allora in forte tensione con chi aveva aderito a Cristo, significa non considerare mai qualcuno escluso. Indica anche che la missione è “interna” alla comunità cristiana: si deve cambiare sé stessi prima di chiedere agli altri di cambiare! Da attuare con compassione accogliente per i perduti, gli stanchi, i confusi, così come fa il Signore (cf. Mt 9,36; 11,28-30; Is 40,28-31).
vv. 7-8, cosa dire: “Regno vicino” senza nessuna richiesta di conversione come è stato invece sottolineato agli inizi dell’agire di Giovanni e di Gesù (cf.3,2; 4,17): per la missione dei Dodici l’annuncio è da farsi solo come offerta di salvezza; dunque è diverso nei diversi tempi e situazioni e non tutti devono insistere sempre sugli stessi punti, come ci ha più volte ricordato papa Francesco.
Cosa fare: quattro imperativi che descrivono le opere di Dio e del Messia (cf. Mt 11,5) che sono al di là delle possibilità umane: il potere dato (cf. Mt 10,1) è fare il bene illimitato prodotto da Dio, essere resi partecipi, per grazia, del suo agire buono.
vv. 8b, perché: gratuità che motiva i divieti successivi con la positività dell’aver ricevuto: non direttamente l’ascesi, ma la consapevole riconoscenza che la motiva e la sostiene.
vv. 9-10, in che modo: sette divieti, tre che riguardano il denaro (non procurarselo e non farsi pagare), quattro, il pensare che la riuscita dipenda dalla qualità e dalla quantità di strumenti.
Questa è la preoccupazione di Gesù: per il dire e il fare bastano due brevi versetti, il modo è il vero problema! È la parte più consistente delle disposizioni e, di fatto, si prolunga per tutto il capitolo alternando esortazione e consolazione! Anche qui c’è una motivazione: avere di che vivere è un diritto, garantito da Dio!
vv. 11-15, la stessa esperienza del Signore, essere accolti o meno: quale atteggiamento assumere e perché.
Il dare l’annuncio e i segni della salvezza sono collocati nel ricevere il vitto e un tetto, nella dipendenza che riconosce la dignità e l’apporto dell’altro nel rapporto missionario. Tutto con pace, con un giudizio profeticamente rimandato al giorno del Signore, senza autoidentificarsi con la salvezza: io sono rifiutabile e non è la fine del mondo, forse con altri avverrà quello che con me non è avvenuto. La prima misericordia è concedere tempo.
fratel Daniele