Insieme nel mondo, per amarlo
7 luglio 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,15-26 (Lezionario di Bose)
Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, 15Gesù disse: «Padre santo, non prego che tu tolga dal mondo coloro che tu mi hai dato, ma che tu li custodisca dal Maligno. 16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18 Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità. 20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. 24Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. 25Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26 Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
Oggi la liturgia di Bose fa memoria di Athenagoras, patriarca di Costantinopoli dal 1948 al 1972, che il 5 gennaio 1964 incontrò a Gerusalemme Paolo VI: i due si abbracciarono e quell’incontro portò alla successiva abrogazione delle reciproche, personali scomuniche del 1054, che avevano prodotto lo scisma tra la chiesa d’Oriente e quella d’Occidente.
Il brano tratto dal Vangelo secondo Giovanni, scelto per questa memoria, trasmette una preghiera in cui Gesù, poco prima della sua passione e morte, prega il Padre affinché tutti quelli che crederanno in lui siano “una sola cosa” (v. 21).
Tale preghiera rivela inoltre dettagli importanti circa la relazione tra il Figlio e il Padre, tra Gesù e i discepoli, tra i discepoli e il mondo.
Dalle parole di Gesù apprendiamo che né lui né i discepoli sono “del mondo” (v. 16), dunque che non sono implicati in logiche di potere e di sopraffazione. Il fatto che i discepoli non siano “del mondo” è una constatazione, non un qualcosa che è messo in discussione.
Gesù desidera, e quindi chiede, che i discepoli non siano tolti dal mondo, ma vi restino, custoditi dal male. Se storicamente è stato così, possiamo pensare che anche per discepole e discepoli di oggi Gesù nutra lo stesso desiderio ed esprima la stessa preghiera: cioè che essi non siano separati dal mondo, chiusi dentro confini e distinti da altri, ma vivano “nel mondo” (v. 18), come il lievito sta nella pasta perché cresca e diventi pane (cf. Mt 13,33) e come il sale si mette sui cibi perché abbiano sapore (cf. Mt 5,13).
Stili di vita, anche eventualmente di ispirazione religiosa, che tolgano le persone dal mondo non sono in armonia con le parole della buona notizia.
Gesù prega il Padre di consacrare i discepoli nella verità, cioè nella Parola di Dio. Dove conoscere e ascoltare questa Parola? Essa ci è stata in parte tramandata da Gesù attraverso gli apostoli, in parte è contenuta nelle Scritture, in parte è insegnata dallo Spirito santo, anche in questo tempo in cui viviamo.
I discepoli, inviati nel mondo da Gesù, possono contare sullo Spirito, che altrove è chiamato con l’appellativo di “Paràclito”, cioè “colui che prende le difese di”, “che parla in nome di”, e respinge al mittente le accuse del “Maligno”.
Gesù vuole anche che quelli che il Padre gli ha dato siano con lui, dove lui è, perché contemplino la sua gloria, che consiste nell’essere amato da prima della creazione del mondo (v. 24). Il Padre, infatti, da cui proviene lo Spirito, è lui per primo custode del Figlio attraverso un amore che valica i confini non solo dello spazio, ma anche del tempo.
L’amore con cui Gesù è amato è lo stesso con cui i discepoli sono amati: è per loro che Gesù “consacra” sé stesso (v. 19). E i discepoli sono chiamati a contemplare tutto questo, andare nel mondo e diffondere l’amore che hanno ricevuto.
Gesù non si preoccupa di cose passeggere come il cibo o i vestiti (cf. Mt 6,24-25), ma vuole che i suoi discepoli, di ieri e di oggi, sappiano di essere amati e stiano nel mondo con questa consapevolezza. Egli prega anche per quelli che saranno raggiunti dai discepoli e, tramite le loro parole, crederanno in lui: tutti “siano una sola cosa”.
sorella Chiara