“Perché stessero con lui”

Foto di Will su Unsplash
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30 giugno 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 3,13-19 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù 13salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.


Oggi facciamo memoria del collegio apostolico. La prima cosa che mi sembra molto bella da tener presente e che ricordiamo gli apostoli tutti insieme. Dopo aver ricordato ieri Pietro e Paolo, e dopo aver ricordato gli altri apostoli singolarmente o a coppie durante il corso dell'anno, oggi li ricordiamo come gruppo. Gesù, che li ha chiamati singolarmente, li ha anche voluti chiamare tutti insieme.

Dopo averli chiamati li ha “costituiti”. Il testo che è proposto alla nostra meditazione utilizza per due volte il termine “costituire” (vv. 14 e 16) che in una traduzione letterale può essere reso con "fare". Viene dato così un forte accento all'atto che Gesù compie nel costituirli come gruppo unitario, al punto che in seguito verranno identificati come "I Dodici". Dunque, Gesù non li ha semplicemente chiamati, ma, dopo averli chiamati, ha voluto fare di loro qualcosa di nuovo: un gruppo, un insieme, un collegio.

Il termine "collegio" deriva dal latino collēgĭum, connesso a sua volta con il sostantivo collega (letteralmente "chi è scelto insieme"). Etimologicamente, significa "unione di persone scelte insieme" per esercitare la stessa professione o missione. 

Il testo comincia con Gesù che "sale sul monte". E sappiamo bene che il monte è per eccellenza il luogo dell'incontro con Dio, e sicuramente Gesù vi è salito per pregare come annota nel passo parallelo l'evangelista Luca (cf. Lc 6,12). Luca specifica che Gesù pregò “tutta la notte” e solo dopo aver pregato “chiama a sé”. Bellissimo questo “chiamare a sé” a cui fanno eco nel nostro testo le altrettanto toccanti parole “perché stessero con lui”.

Gesù chiama e costituisce dunque i Dodici per tre motivi: perché stessero con lui, per mandarli a predicare e per scacciare i demoni. Ma il primo e dunque più importante è proprio lo stare con lui, lo stare con Gesù, il vivere insieme con lui, il vivere come lui ha vissuto.

Questa è l’esigenza primaria che fonda le altre due. Se non c’è lo stare con Gesù, la predicazione finisce per essere annuncio di sé stessi, e lo scacciare i demoni, invece di liberare, finisce per essere semplicemente un altro tipo di asservimento.

Anche perché Gesù non chiama delle persone con doti eccezionali, non sceglie dei puri o dei super-uomini. Proprio per questo viene ricordato che uno di questi dodici è arrivato a tradirlo. E anche gli altri nel momento della passione sono fuggiti e persino Pietro l’ha rinnegarlo. 

Gesù sceglie persone che, stando insieme a lui, possono arrivare, proprio in forza dei loro limiti, ad annunciarlo e a liberare altri da tutti quei mali che proponendosi come benefici in realtà hanno come unico fine quello di rendere schiavi. 

Così anche la maggior parte di noi, che non siamo chiamati a essere direttamente apostoli, riceviamo un insegnamento grande. La chiamata di Gesù è una chiamata inattesa, inattesa per gli apostoli e inattesa anche per noi. La chiamata di Gesù è un grande dono che ci permette di sperimentare la sua misericordia, il suo perdono gratuito, il suo amore sempre preveniente, il suo amore che, mentre eravamo ancora peccatori, ci ha raggiunti. Questa la nostra unica e vera forza. Questa l’unica e vera forza che deve animare le guide della chiesa di oggi e di sempre.  

fratel Dario a Cellole