“Con la parola”

Foto di Bekky Bekks su Unsplash
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27 giugno 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 8,5-17 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 5entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: 6«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». 7Gli disse: «Verrò e lo guarirò». 8Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va'!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa' questo!», ed egli lo fa».
10Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! 11Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». 13E Gesù disse al centurione: «Va', avvenga per te come hai creduto». In quell'istante il suo servo fu guarito. 14Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. 15Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
16Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie.


La parola è la protagonista dell’odierna pagina del vangelo. Intesse la conversazione tra Gesù e il centurione che si era rivolto a lui per implorare la guarigione del suo servo: “Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito” (Mt 8,8). “Con la parola” Gesù scaccia gli spiriti e guarisce i malati. La parola è ciò che fa di noi degli esseri umani; è un ponte tra noi e gli altri, pur restando uno strumento di comunicazione fragile, soggetto a un uso distorto, come sappiamo bene. 

Qui le parole si fanno portatrici di una richiesta di aiuto e di accoglienza della situazione di bisogno dell’altro. Parole di cura, che ridanno vita, che esprimono fiducia e per questo sono sacre: pensiamo al valore della “parola data”, alla base di tanti accordi familiari e commerciali ieri come oggi. C’è un legame stretto tra parola e fede che anche il nostro racconto mette in evidenza.

Il centurione va incontro a Gesù e gli descrive la situazione di sofferenza del suo servo. In apparenza non vanta titoli presso il Dio di Israele - non è infatti un “figlio del regno”, un ebreo osservante -, e con semplicità si affida alla parola del maestro, di cui ha sentito parlare. La sua condizione di distanza dalla fede ebraica non gli impedisce però di osare domandare, guidato dall’intuizione del cuore. Si fa forte della parola consegnata in base alla sua esperienza che lo porta a dare ordini ai propri subalterni che prontamente li eseguono, ed esprime così il suo affidamento a quanto il Signore potrà operare. 

Gesù è gioiosamente stupito dall’atteggiamento del centurione, e indica la sua fede come esemplare per quanti in quel momento erano con lui: “In verità io vi dico: In Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande”. I vangeli sottolineano come spesso sono i più lontani a sorprendere il Signore. Ricordiamo fra tutti la donna siro-fenicia che con la sua fede schietta e ostinata porta Gesù a mutare giudizio e ad avere pietà per la figlia, spingendolo ad allargare i confini della propria missione. 

La fede pone qualcosa di inedito nel mondo: quella del centurione apre una breccia per i tanti che sono nella sua condizione. Nei vangeli altri interlocutori di Gesù fanno affidamento alla sua “parola”, capace di nutrire la vita come il pane: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,67). Così è stato per Pietro in un episodio che ha marcato gli inizi del suo cammino con Gesù: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5). Così pure per Maria che con fiducia si è resa disponibile al progetto divino su di lei, ascoltato dall’angelo messaggero: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).

Una parola affidabile quella di Gesù, perché si fonda nel suo amare e donare senza risparmiarsi, anche alla fine di una giornata intensa – “venuta la sera…” – che lo vede ancora intento a farsi vicino e a curvarsi sui malati, mettendosi dentro le nostre sofferenze.

fratel Salvatore