La promessa di Dio deposta nel cuore

Foto di Alice Butenko su Unsplash
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16 giugno 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,4-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 4poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
9I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché

vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.

11Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».


Gesù, come il Servo del Signore profetizzato da Isaia, ha vocazione di rivolgere la parola innanzitutto agli sfiduciati, a chi patisce la propria povertà e rischia di perdere, o ha già perso, la speranza. Per questo parla loro dell’amore fedele di Dio e del suo regno. E si rivolge a loro ricordando la promessa di Dio, del Dio eternamente fedele a poveri e afflitti, alle vittime della storia che patiscono la nostra ingiustizia. E li rassicura riguardo a ciò che così spesso ci appare come il ritardo del ritorno del Signore, quasi li avesse dimenticati. Per questo dice che a loro appartiene già il regno di Dio. A questo scopo inventa stupende parabole per rivelare il Regno di Dio, la sua fedeltà amorosa ed eterna con immagini che ce li rendono familiari, lasciando a ciascuno la libertà di accoglierli oppure no.

Oggi ascoltiamo la parabola del seminatore, della quale il Vangelo di Marco dice: “Se non comprendete questa parabola, come comprenderete tutte le altre?”. Dunque, è bene affaticare l’intelligenza del cuore e l’attenzione per cercare di comprenderne la ragione almeno un po’.

Una, tra le tante ragioni, forse, è questa: che il seme è una creatura che apre e rivela il futuro, dona senso al tempo creando attesa, perché è simbolo e realtà del divenire della vita. La vita, anche la vita di Dio in noi e tra noi, è soggetta al divenire: il seme infatti è il principio di una pianta con già dentro tutto il patrimonio genetico della ricchezza futura che si dispiegherà nel tempo della storia. Dunque, il seme di Dio che Gesù è venuto a seminare è la parola della salvezza di Dio declinata come promessa fin dall’inizio della creazione e della redenzione, cioè fin da Adamo e Abramo. La parola di Dio è la Promessa: “Sarò sempre con voi, con te e con tutti coloro che mi desiderano”. E questo renderà nuovi il cielo e la terra nei quali abiterà la giustizia e dunque scomparirà tutto il dolore e il male causati dalla nostra mancanza di giustizia e di amore.

Gesù dice che il frutto della sua semina dipenderà anche dalla qualità dei diversi terreni seminati. E li descrive in maniera impietosa, perché realistica, in modo tale che ognuno/a senza fatica possa riconoscere in sé le diverse sterilità cui i terreni costringono il seme, la parola di Dio. 

Dice però anche che questa parola seminata darà un frutto abbondantissimo, e basterà quel poco di terra buona che troverà in ognuno/a: Gesù infatti ha fiducia che la troverà di sicuro; e, penso, in quell’angolo angusto e dolente del cuore in cui ogni umano sente in qualche modo di aver bisogno di salvezza. 

Tutta la storia di Dio con l’umanità e la creazione è in divenire, perché Parola di Dio e Promessa di Dio si equivalgono: come la vita nel seme è già vita e promessa di vita.

E Gesù, parlando della potenza ma anche della fragilità del seme in quanto sottomesso alla sterilità dei terreni, parla della sinergia indispensabile tra il dono di Dio, il seme della sua parola, e noi umani, terra impastata col suo Soffio.

Come i tralci e la vite solo uniti danno frutto, così Gesù ci rivela l’incredibile fiducia di Dio in noi: egli affida alla nostra debolezza e alla nostra libertà ferita non solo il nostro divenire ma anche il suo.

 sorella Maria