Un cammino di libertà
9 giugno 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,9-15 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 9«Voi pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
È un cammino di libertà quello che Gesù ci propone attraverso la preghiera del Padre Nostro, la preghiera che Tertulliano definì “sintesi di tutto il vangelo”.
Il Padre nostro è una preghiera che tutti noi conosciamo a memoria e che rischiamo di recitare con disattenzione e automatismo ma che nonostante questo continua a portare in sé un impegno ben preciso a vivere “alla statura di Cristo”, perché è nel Cristo che noi possiamo pregarla e realizzarla.
Infatti è nel Figlio che noi possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, è nel Figlio che possiamo santificarne il nome facendo la sua volontà; è nel Figlio che possiamo attendere ferventi e vigilanti il suo regno. È Gesù che ci insegna a vivere del dono di Dio, a vincere il tentatore e a perdonare il nostro fratello; è lui che traccia per noi una via di libertà dal rancore e dal desiderio di vendetta, dalla preoccupazione per il pane quotidiano e dall’ansia per il nostro domani; è lui che porta a pienezza quell’opera di riconciliazione e di armonizzazione iniziata in noi grazie al battesimo.
Gesù in tutta la sua vita ha chiamato Dio con il nome di Padre, suscitando anche lo scandalo dei benpensanti del suo tempo ma non per questo rinunciando a testimoniarci che Dio non è un padrone che vuole esercitare il controllo sulle nostre vite ma un padre che vuole che noi viviamo nella libertà e nell’amore, vuole la nostra gioia e la nostra crescita, come creature da lui amate, protette e custodite nel suo stesso amore.
Dire “Padre nostro” non è solo riconoscere Dio come fonte della vita ma è anche riconoscerci solidali con ogni creatura e per questo il Padre nostro è la preghiera intima e comunitaria nello stesso tempo, è la preghiera da recitarsi nella solitudine, nell’incontro personale con il Padre, da recitarsi nel segreto, chiusa la porta della nostra camera (cf. Mt 6,6) ma anche la preghiera della comunità da recitarsi quando si è radunati insieme, quando grazie al Figlio formiano un corpo solo e possiamo dire non solo: “Padre” ma aggiungere: “nostro”.
Scrive a questo proposito Cipriano nel suo commento al Padre nostro: “Gesù non ha voluto che noi pregassimo individualmente solo per noi stessi ma che concepissimo le nostre richieste come pubbliche e comunitarie. Non diciamo, infatti, Padre “mio” che sei nei cieli, oppure “dammi” il “mio” pane quotidiano o, da ultimo, rimetti il “mio” peccato e “liberami” dal male; ma preghiamo per tutto il popolo in quanto, con la preghiera, siamo tutti una cosa sola”.
Dire “Padre nostro” significa riconoscerci figlie e figli nel Figlio, in colui che ha compiuto pienamente la volontà del Padre amandoci fino alla fine e narrandoci così una misericordia che non solo copre una moltitudine di peccat,i ma che ha anche la forza di ricrearci in creature nuove, fatte a immagine e somiglianza del Padre, spogliate dell’uomo vecchio e rivestite dalla grazia di Dio dell’uomo nuovo, capace a sua volta di amore e misericordia.
Il Signore ci doni la consapevolezza che quando diciamo “Padre nostro” noi ci impegniamo in questo cammino di libertà e di rinascita.
sorella Ilaria
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