Il ricco e il povero
3 giugno 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 16,19-31 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 19«C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». 25Ma Abramo rispose: «Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi». 27E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento». 29Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». 30E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». 31Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti»».
Il brano evangelico si suddivide in tre parti, la prima delle quali (Lc 16,19-21) si sofferma sulla presentazione dei personaggi. Da un lato un ricco detto “epulone”, vale a dire ghiottone-mangione, che si distingueva per il suo vestire bene, porpora di Tiro e bisso d’Egitto, e mangiare bene, quotidianamente. Immagine di una tipologia di ricco la cui unica ragione di vita sta nell’eleganza e nella tavola, niente di meglio sotto il sole che vivere in questa spensieratezza gaudente, da niente e da nessuno distratti: “Hanno come dio il ventre” (Fil 3,19) e l’apparire. Un esserci nell’insipienza, radicalmente superficiale. Di diverso stampo è il ricco Zaccheo (Lc 19,1-10). Luca avverte i suoi lettori che male è vivere la ricchezza in termini egoistici e spensierati, solo per sé, disattenti al dolore e al bisogno dell’altro, sia pure con le briciole.
D’altro lato abbiamo un povero di cui viene ricordato il nome, Lazzaro, “Dio ha aiutato”, Dio conosce il nome di ogni marginale sotto il sole, gli sono cari. La sua condizione è radicalmente opposta a quella del ricco: piaghe è il nome del suo vestito, senza briciole è il nome della sua tavola, saziarsi degli avanzi che cadono dalla mensa dell’epulone è la sua massima brama, cani il nome della sua compagnia.
Tinte forti nella descrizione dell’uno e dell’altro, un avviso alle comunità ad aprire bene gli occhi sulla realtà umana imparando dai cani a leccare le ferite dei rifiuti della vita, al servizio di Dio nell’aiutare gli scarti causati dall’uso iniquo della ricchezza, infrangendo ogni porta che chiude ad essi.
La seconda parte (Lc 19,22-26) si sofferma sulla condizione dei due personaggi nel loro “dopo morte”, con un linguaggio che attinge alla tradizione giudaica (il seno di Abramo) e alla cultura del tempo (l’Ade e il fuoco) e in obbedienza alla dottrina della retribuzione che nel caso implica il rovesciamento delle sorti. L’uno, il povero, viene condotto nel seno di Abramo, vicino ad Abramo, nel mondo di Abramo che è il mondo di Dio, dalla tribolazione del prima alla consolazione del dopo; l’altro, il ricco, dallo scialo di prima al tormento della fiamma dell’inferno.
Temi propri a Luca: “ Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1,53), canta Maria nel Magnificat; “Beati voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra ricompensa” (Lc 6,24), recitano le beatitudini. Condizioni che finiscono per irrimediabilmente stabilizzarsi con l’avvento della morte: tra un mondo e l’altro è posto un abisso invalicabile e le richieste del ricco, l’una per sé, una goccia d’acqua per la sua arsura, l’altra per i suoi fratelli, nella terza parte del brano (Lc 16,27-31), non sortiscono effetto. Pagina brusca, straniera a ogni logica di rivalsa dei poveri contro i ricchi e non limitativa della misericordia di Dio, che domanda di essere letta alla luce di ciò che veramente sta a cuore al Gesù secondo Luca.
A Gesù sta a cuore che il discepolo si chieda: Dov’è il tuo tesoro? Là è il tuo cuore (Lc 13,33-34); che il discepolo diventi consapevole che non si può servire insieme Dio e la ricchezza (Lc 16, 13); che il discepolo scelga, aut-aut, Dio o mammona. Se Dio è il suo regno di pace, gioia e giustizia (Rm 14,17), il ricco in comunità verrà iniziato, al pari di Zaccheo, a un singolare uso della ricchezza: “Fatevi amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne” (Lc 16,9). Vi sarà sempre una stilla d’acqua per chi non si è dimenticato di una briciola di pane, vi sarà sempre un futuro per chi ha contribuito a dare un presente agli alienati della terra. Questo il messaggio: il ricco viva nella condivisione e nella solidarietà in sintonia con la voce della coscienza (Lc 12,56), di Mosè, dei Profeti e di Cristo risorto (Lc 16,31), una vita nel senso e aperta ai futuri ultimi. Nella lucida consapevolezza che il vivere solo per sé tra sfilate di moda e lauti banchetti equivale a non essere mai nati, perché solo la relazione che fa essere genera viventi.
Rimane l’interrogativo: l’uomo può perdersi per sempre? Di certo è libero di autodistruggersi, di negarsi a chi vuole farlo venire alla luce, ai discepoli è chiesto di non emettere verdetti definitivi sulla sorte altrui, compito esclusivo di Dio in Cristo. Alla comunità non resta che pregare per i ricchi epuloni di ogni tempo e sperare che l’incontro faccia a faccia con il Misericordioso li restituisca alla loro verità di amati resi capaci finalmente di amare. Ciascuno è interpellato a divenire ricco in amore.
fratel Giancarlo
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