“È bene per voi che io me ne vada”
19 maggio 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,26-16,15 (Lezionario di Bose)
Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli: 26«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
1Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. 2Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. 3E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. 4Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l'ho detto.
Non ve l'ho detto dal principio, perché ero con voi. 5Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: «Dove vai?». 6Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. 8E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9Riguardo al peccato, perché non credono in me; 10riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.
12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Le parole del vangelo di oggi fanno parte di un lungo e complesso discorso che Gesù fa ai suoi prima della Pasqua, per aiutarli ad affrontare “le cose che devono accadere” (16,13), cioè per aiutarli a leggere il loro presente alla luce del compimento finale.
È un discorso che agli orecchi dei discepoli ha il sapore di un abbandono, e questo riempie il loro cuore di tristezza (16,6). Gesù però non parla affatto di abbandono, ma di Vangelo, quindi di pienezza di vita. C’è per i discepoli (di allora e di ogni tempo) una buona notizia, l’annuncio di un bene che paradossalmente li raggiungerà: “è bene per voi che io me ne vada…” (16,7).
Per noi vivere l’amore significa vivere la prossimità, nel tempo e nello spazio. L’andarsene di Gesù non contraddice forse questo bisogno innato di prossimità, di amore nella prossimità?
Gesù se ne va. E se ne va non solo perché vittima dell’odio del mondo che lo mette in croce (Gv 15,18: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me”), ma se ne va per portare a pienezza un dono di vita; perché possiamo vivere la prossimità nuova dello Spirito che non verrà mai meno nel tempo e nello spazio. Il tempo della chiesa, che è il nostro, non è il tempo dell’assenza di Gesù, ma quello della presenza dello Spirito che rende attuale l’unico evento della croce-resurrezione di Gesù.
Il credente, come Gesù, sperimenta l’odio del mondo (16,2-3), odio perché alla luce del Vangelo non reggono i suoi perbenismi, le false paci di cui vive, l’arroganza e la prepotenza, le ipocrisie; ma il credente non è schiacciato da quest’odio e non è lasciato solo ad affrontarlo (“non vi lascerò più soli…” dice Gesù, Gv 14,16); accanto a sé troverà colui che lo aiuta a vincere tristezza e smarrimento, riattualizzando la logica della Pasqua: lo Spirito di Verità (v. 15,26; 16,13).
Se il mondo accusa, lo Spirito è “paraclito”, difensore (15,26; 16,7). Se il mondo cerca di trascinarci nel vortice della lontananza da Dio che è il peccato, nel vortice dell’ingiustizia e dell’inconsistenza delle scelte e delle valutazioni (16,8), lo Spirito restituirà il senso profondo del vivere, che è il restare radicati in un amore che ha già vinto l’odio stesso del mondo e perfino la morte (16,9-11).
Se il mondo si aggrappa alla menzogna per vivere e cerca di farci abbracciare la stessa via, lo Spirito guiderà nella Verità che è e resta sempre e solo Cristo (16,13). Se il mondo annuncia morte e distruzione, prefigura tempi cupi e persegue vie divisive, lo Spirito ci aiuterà a far memoria della Vita che passa per la via della croce, “gloria” di Cristo, segno di salvezza (16,14).
Il tempo della Chiesa, allora, è il tempo dello Spirito: che testimonia e annuncia in noi l’amore grande di Dio, perché possiamo leggere ogni vicenda e tutta la storia alla luce di questo amore.
Spirito capace di farci gustare ciò che è vero e vitale per noi, di farci scoprire la fedeltà di Dio al cuore delle nostre vicende. Spirito da invocare sempre, certi che sempre ci sarà donato (Lc 11,13).
sorella AnnaChiara
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