Rimanere nell’amore

Foto di Irina Iriser su Unsplash
Foto di Irina Iriser su Unsplash

16 maggio 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-11 (Lezionario di Bose)

Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli: 1«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».


Il brano comincia utilizzando la similitudine della vite. La vite con il suo frutto, il vino, ha un'importanza fondamentale all'interno della Bibbia che conserva ancora ai giorni nostri. Basti pensare che il vino viene utilizzato in tutti i nostri pasti di festa e in tutte le celebrazioni eucaristiche. Il vino è simbolo dell’amore. Vino e amore, infatti, scaldano il cuore e rallegrano la vita di ogni persona.
Gesù ci sta fornendo questa similitudine per spiegarci il rapporto che lui vuole avere con ciascuno di noi. Questo rapporto è simile al rapporto che lui ha con il Padre suo.
Gesù è la vite vera. Il Padre suo è l'agricoltore. Noi siamo i tralci. Lo scopo di ogni agricoltore è ottenere frutti buoni e abbondanti. Per questo l'operazione fondamentale è la potatura. La potatura è un'operazione delicatissima, è il taglio del superfluo per poter raggiungere il massimo della produzione eliminando ciò che farebbe disperdere energie. Questo avviene anche nella nostra vita. Per non disperderci occorre limitare le nostre possibilità per concentrarsi su ciò che è veramente prioritario. Occorre saper fare dei tagli, tagli che fanno piangere come anche la vigna piange quando viene tagliata, ma che sono fondamentali per non disperdersi. 

L'altro aspetto complementare alla potatura è il “rimanere”. Com'è importante eliminare il superfluo e altrettanto importante rimanere attaccati all’essenziale. Nel nostro brano ricorre circa una decina di volte il termine “rimanere”. Sembra quasi una giaculatoria o un mantra che va costantemente ripetuto affinché diventi realtà nel nostro pensare, nel nostro parlare, nel nostro agire. “Rimanete in me e io in voi… chi rimane in me e io in lui porta molto frutto… chi non rimane in me viene gettato via… se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi chiedete quello che volete...”. 

Davvero ognuna di queste espressioni meriterebbe di essere ripetuta durante la giornata affinché possa scendere nel nostro cuore per giungere a ravvivare tutte le nostre esistenze. Scegliamone dunque una e appuntiamola su un foglietto per memorizzarla e ripeterla più volte durante la nostra giornata. Così questa parola ripetuta, ruminata, custodita porterà frutto abbondante e saporito. Porterà il frutto dell'amore. Infatti, continua il testo al versetto 9: “Come il Padre amato me anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”. Il rimanere attaccati alla vite, l'essere “potati” dal Padre, il ripetere la parola di Gesù ha come esito l'amore, il rimanere nell'amore.
Il testo si conclude parlando della gioia. Gesù è portatore di gioia. Questo spesso rischiamo di dimenticarlo. Offuscati da una religiosità che può venire percepita come una serie di precetti che limitano la nostra libertà, oggi più che mai Gesù ci ricorda che lui è venuto a comunicarci la sua gioia, ma Gesù non si limita a volerci comunicare gioia. Vuole per noi una gioia che sia “piena”. Vuole per noi la pienezza della gioia, la totalità della gioia (v 11).
La similitudine della vigna ci ricorda come, attraverso una potatura che elimini il superfluo e il rimanere attaccati all'essenziale, nella nostra vita siamo condotti a fare esperienza della gioia che deriva dall'amore.

fratel Dario a Cellole


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