Con gli occhi della fede
AVVISO: a causa di un guasto al nostro servizio di newsletter giornaliera, non riusciremo ad inviare le email della preghiera e del Vangelo del giorno. Ci scusiamo per il disagio.
8 maggio 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 9,17-41 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 17i farisei dissero di nuovo al cieco che Gesù aveva guarito: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!».
24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane».
Il cieco è guarito senza aver chiesto nulla: è Gesù che lo vede passando e prende l’iniziativa. Questo porta il cieco alla consapevolezza di avere davanti un profeta. Tutto ciò delinea l'esperienza cristiana non come il luogo del primato del valore, né dell'idea, ma della grazia, dell'esperienza di Dio.
Si registra innanzitutto l'irruzione del divino e del trascendente di cui l'uomo in diverso modo può fare esperienza. Nel caso del cieco, c'è l'intervento di Gesù e la successiva guarigione. Quindi si osserva una conversione di tipo morale, un cambiamento del comportamento. Il cieco inizia a testimoniare Gesù, secondo una gradualità teologica. Solo dopo interviene una conversione intellettuale, quando cioè si riflette sull'accaduto. Così accade al cieco nel crescendo delle sue testimonianze sempre più motivate. Infine c'è una conversione religiosa che ricrea e riorienta la relazione del soggetto con Dio. Nel brano ciò è evidente nel dialogo finale tra il cieco e Gesù.
La guarigione del cieco nato è una manifestazione della potenza di Dio. Il cieco lo capisce e afferma “da che mondo è mondo non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato”. I sapienti rifiutano questa semplice e convinta espressione di fede e gli oppongono nuovamente la vecchia convinzione della malattia come conseguenza del peccato: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. Quell'uomo per loro non ha nulla da insegnare, continua ad essere definito dalla sua condizione di malato e quindi, ai loro occhi, di peccatore. La guarigione non conta, non conta il fatto che ora vede, non conta il suo presente e il suo futuro, ma solo il suo passato. A volte il bene viene messo sotto processo. Perché è troppo impegnativo, perché contesta la durezza della legge dell'impossibilità, perché mina la forza della rassegnazione. Addirittura, i genitori di quell'uomo cieco prendono le distanze dalla guarigione. Stupisce una tale durezza: non riescono a gioire per la guarigione del figlio. Paura e rassegnazione vanno spesso insieme. Il mondo della malattia si nutre di rassegnazione e la speranza viene sovente intesa come una illusione. Così ciò che prevale nei genitori non è la gioia per il figlio guarito, ma il timore che la sua guarigione abbia infranto una regola sociale. C'è la paura di comportarsi diversamente da quello che fanno tutti.
C'è ancora un passo da compiere perché la guarigione sia completa. Aveva detto Gesù: “La lampada del corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso, ma, se è cattivo, anche il tuo corpo è tenebroso” (Lc 11,34).
Quell'uomo ha riavuto la vista ma ora deve imparare a guardare, perché il suo corpo, la sua vita tornino ad essere luminosi. Così quando Gesù lo incontra di nuovo gli chiede: “Tu credi nel Figlio dell'uomo?”. “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”, gli risponde l'uomo. “Lo hai visto, è colui che parla con te”. Gesù è il salvatore, e lui ora può vederlo con i suoi occhi, ma soprattutto con il cuore. La guarigione del cieco diventa così un segno per tutti, una speranza anche per chi si crede sano, perché torni a vedere non solo con gli occhi ma anche con il cuore
fratel Paolo
Il vangelo del giorno è un servizio gratuito. Se vuoi, puoi contribuire alle spese tecniche del sito.