Luce nel buio

Foto di Annie Spratt su Unsplash
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5 maggio 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,12-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 12Gesù disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». 13Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». 14Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. 15Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. 16E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. 17E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. 18Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». 19Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio». 20Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora. 21Di nuovo disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». 22Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: «Dove vado io, voi non potete venire»?». 23E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 25Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. 26Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». 27Non capirono che egli parlava loro del Padre. 28Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. 29Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». 30A queste sue parole, molti credettero in lui.


L’annuncio “Io sono la luce del mondo” (v. 12) non è una metafora poetica, ma una rivelazione su luce e buio, origine e destino, sul Nome di Dio che sostiene ogni esistenza. Gesù la pronuncia nel tempio, in mezzo ad ascolto e contestazione. Non dice di portare la luce né di insegnarla, ma di essere la luce stessa: “Chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (v. 12). Si annuncia come una presenza da seguire che orienta la vita.

All’inizio della Scrittura: “Dio disse: ‘Sia la luce!’” (Gen 1,3). La luce ordina il caos e permette di distinguere e orientarsi. Eppure si può vedere molto e comprendere poco: siamo circondati da immagini e informazioni, ma spesso manca una direzione. “Alla tua luce vediamo la luce” (Sal 36,10). Per questo Gesù non aggiunge contenuti, ma fa emergere il vero delle cose.

La reazione dei farisei è immediata: “Tu dai testimonianza di te stesso” (v. 13). Si cercano prove. Ma Gesù sposta il livello: “Io so da dove sono venuto e dove vado … Voi giudicate secondo la carne” (vv. 14.15): vi fermate a ciò che si vede e si misura.

“Voi non conoscete né me né il Padre mio” (v. 19), conoscere, nella Bibbia, è entrare in relazione: “Chi non ama non ha conosciuto Dio” (1Gv 4,8). Senza relazione, la luce non si apre: “Se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio” (v. 19). La luce non è solo capire, ma riconoscere Dio nella vita.

E allora emerge la radice dell’oscurità: “Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato” (v. 21). L’avvertimento ritorna: non una condanna, ma la rivelazione di una chiusura (cf. vv. 21.24). È questa cecità che impedisce di vedere ciò che è già presente.

“Voi siete di quaggiù, io sono di lassù” (v. 23), non due luoghi, ma due modi di vivere: una vita chiusa sull’immediato e una aperta a Dio. Il peccato è vivere senza memoria e senza attesa, perdendo così identità e direzione.

Ed è qui che si rivela il Nome: “Io sono colui che sono” (Es 3,14). Gesù lo riprende su di sè: “Se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati” (v. 24). È un’affermazione sul fondamento della vita. Oggi si conosce molto, ma spesso si fatica a capire profondamente verso dove va la vita.

La luce non resta ferma nel presente, ma porta con sé il tempo. Come quella delle stelle che continua a raggiungerci dopo aver attraversato lo spazio, così Gesù tiene insieme origine e destino: “Io vengo dall’alto … dove vado io, voi non potete venire” (vv. 23.21).

Questa unità si compie nella croce: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono” (v. 28). La luce non viene dopo il buio, ma dentro il buio. È ciò che i profeti avevano visto: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce” (Is 9,1); “Il Signore sarà per te luce eterna” (Is 60,19). Una luce che attraversa tutta la storia.

Gesù conclude: “Colui che mi ha mandato è con me” (v. 29). La luce è relazione viva, non solitudine. In un mondo connesso ma spesso solo, questa parola diventa concreta, perché mostra una presenza che accompagna e sostiene.

“A queste sue parole, molti credettero in lui” (v. 30). Ma non tutti, la luce non si impone, si offre. La luce non elimina il buio, ma impedisce di restarci. La luce che non si possiede, ma si segue.

sorella Mónica


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