Cibo per la vita eterna

Foto di Lindsey Erin su Unsplash
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24 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,16-29 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 16venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, 17salirono in barca e si avviarono verso l'altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; 18il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. 19Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. 20Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». 21Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti. 22Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. 23Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. 24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. 25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
26Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». 29Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».


Il vangelo di oggi ci parla di una ricerca suscitata dall’aver osservato qualcosa: la folla al mattino ha notato che la sera precedente erano partiti sulla barca solo i discepoli, senza Gesù, e ora non c’è più neppure lui. “Rabbi, quando sei venuto qui?”: è una ricerca suscitata dalla curiosità, dalla “logica che non torna”, da un dato che manca.

Gesù invita questi uomini che lo cercano a interrogare piuttosto se stessi, il loro intento, la radice della loro ricerca, il perché della loro ricerca: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Gesù invita i suoi interlocutori a passare dal piano materiale (i pani che hanno saziato la loro fame) al piano simbolico (il segno di cui quei pani sono simbolo) ma anche a spostare la loro attenzione da ciò che già hanno ricevuto in abbondanza (i pani di cui l’evangelista Giovanni ha fatto la narrazione nei versetti precedenti) a ciò che ancora devono cercare e ricevere in dono (il cibo che rimane e che il Figlio gli darà). Allora la domanda si sposta dall’interrogare Gesù su di lui all’interrogarlo su se stessi, dal “quando sei venuto qui?” al “Che cosa dobbiamo fare?” e così, le due vie, quella che Gesù deve percorrere e quella che loro sono chiamati a percorrere s’incontrano nel “fare le opere di Dio”, ovvero credere in colui che egli ha mandato.

Gesù quale inviato del Padre, viene a noi, ci raggiunge nelle nostre difficoltà, nelle fatiche del nostro remare in mezzo ad acque agitate, per donarci la sua pace, per farci raggiungere subito l’altra riva, per liberarci dalla paura e ci chiede di affidarci a lui, di credere che lui è “la via, la verità e la vita” perché egli è venuto a sua volta per compiere le opere del Padre, per fare la sua volontà, per donarci la salvezza.

Gesù ci invita a non ascoltare solo la fame del nostro corpo che ci spinge verso ciò che la può saziare (i pani) e verso chi può donarci questo cibo materiale, ma ad ascoltare anche la fame del nostro cuore che cerca quiete, superamento della paura e della fatica, pienezza di senso e di vita, che solo in lui possiamo trovare, in quanto lui è la narrazione del volto misericordioso di Dio, un padre pieno di sollecitudine per i suoi figli, pieno di amore tenero e premuroso, che non fa mai mancare l’essenziale alle sue creature, che vuole donare a ciascuno la vita e la vita in pienezza, che vuole donare il pane che rimane per la vita eterna.

E cos’è questo cibo che rimane per la vita eterna? Paolo nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto afferma che “rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande è la carità!” (I Cor 13,13).

Gesù è il pane disceso dal cielo (lo ascolteremo nel lungo discorso che inizia proprio nei versetti successivi alla pericope di oggi) venuto a narrarci l’amore di Dio, per questo credere e sperare in lui significa orientare la nostra vita verso ciò che rimane in eterno, verso quell’amore che vince anche la morte, quell’amore con cui egli ci ha amato e che ci invita ad avere gli uni verso gli altri (cf. Gv 15,12).

sorella Ilaria


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