“Andate… sono con voi tutti i giorni”

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7 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20 (Lezionario di Bose)

16Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Queste sono le ultime parole rivolte da Gesù risorto ai discepoli, secondo l’evangelista Matteo. Sono preziose, in quanto rappresentano il congedo di una persona amata, e anche perché pronunciate con l’autorevolezza di chi ha vissuto il disprezzo, il rifiuto, la violenza e la morte. Tutto il negativo dell’esistenza è stato accolto, attraversato, vinto da Gesù, che ora condensa in tre frasi un messaggio ai suoi.

Per prima cosa, Gesù dice che a lui è stato dato “ogni potere in cielo e sulla terra”: niente paura, dunque, di potenti e prepotenti, neanche di quelli che uccidono. La violenza infatti non ha potere: fa molto soffrire, sì, nel corpo e nello spirito, ma ha un termine, finisce, non è qualcosa che dura per sempre. Ogni potere è stato dato a Gesù e non ci sono uomini più potenti di lui, ordigni umani o calamità naturali che siano più forti del suo amore e della sua capacità di ridare vita a ciò che è morto.

In secondo luogo, dice: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…”. In linea con quanto lui stesso ha vissuto, Gesù chiede ai discepoli di partire per diffondere gli insegnamenti che a loro volta hanno ricevuto. Forse la cultura e la società in cui viviamo ci hanno a volte influenzato a interpretare questo brano in maniera soft: cerchiamo di accomodarlo per farlo coincidere almeno un po’ con la nostra vita. Gesù è interessato – e non ci deve spaventare l’eventuale distanza che misuriamo tra il suo interesse e i nostri – a che tutti siano raggiunti dal messaggio che lui aveva consegnato solo ad alcuni. Come i beni della terra appartengono a tutti, così anche il bene grande del Regno, che è Gesù stesso, è destinato a tutti. La fede, come la terra, non è una proprietà personale o associativa. Per questo i discepoli devono partire, ma forse anche per il loro stesso bene.

Le parole di Gesù, piene di compassione e di sapienza, lasciano intuire che recintarsi in una vita sicura, di benessere, non sarebbe un guadagno né per i discepoli, né per chi aspetta da loro una parola di consolazione, di salvezza, di perdono (cf. ad esempio il discorso della montagna).

Gesù, che in vita non ha avuto “dove posare il capo” (Lc 9,58), ha inoltre parlato dei discepoli come del sale (cf. Mt 5,13): il sale non è buono se si raggruma tutto in un punto. Ne va messo poco su tanto cibo. Così il lievito (cf. Mt 13,31): se la pasta resta tutta da una parte, e il lievito ben separato tutto da un’altra parte, come può esserci il pane? Anche per questo, credo, Gesù ha detto ai discepoli: “Andate”. Sale e lievito si devono mescolare con ciò che sale non è, e lievito non è.

Infine, Gesù dice ai discepoli che sarà sempre con loro, tutti i giorni. È importante, quando “si va”, sapere che si è accompagnati “tutti i giorni”. L’amore più bello, che suscita una gioia profonda e duratura, e che fa sì che niente sia impossibile, è proprio quello che dice: “Va’, sono con te…”; oppure: “Andate, sono con voi…”.

Le parole che sembravano di congedo, quindi, sono un esordio: sono l’inizio per i discepoli di una vita più profondamente innestata nell’amore e nelle intenzioni del cuore del Padre, accompagnata dalla presenza di Gesù, che attraverso lo Spirito ricorderà loro tutto ciò che insieme hanno vissuto e imparato.

sorella Chiara