Non sacrifici ma guarigioni
30 marzo 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 21,12-17 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 12Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 13e disse loro: «Sta scritto:
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera.
Voi invece ne fateun covo di ladri».
14Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. 15Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, 16e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto:
Dalla bocca di bambini e di lattanti
hai tratto per te una lode?».
17Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.
Eccoci entrati nella Settimana Santa, o "Settimana autentica", come la chiama la tradizione ambrosiana, sottolineandone il carattere veritiero ed esemplare: il nostro abitare il tempo dovrebbe sempre essere caratterizzato dall'attenzione agli eventi centrali della nostra fede, quelli che conducono alla Pasqua di Resurrezione.
Nello scorrere del tempo possiamo provare ad addestrare il nostro sguardo e il nostro cuore a porre al centro la parola ultima e definitiva che non è la morte ma la vita, la vita che in Gesù Cristo Risorto dà senso a ogni nostra vita, anche quando è segnata dal male, dall'incomprensione, dalla morte in tutte le sue forme.
Dopo il gesto profetico dell'ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme, la liturgia oggi ci propone un altro segno profetico. Continuando la lettura del vangelo secondo Matteo, infatti, ci troviamo di fronte a un racconto noto come la "cacciata" da parte di Gesù di quanti vendevano e compravano animali da sacrificare per il culto, o "purificazione del tempio". Se prestiamo attenzione al testo, però, ci accorgiamo che sono due gli episodi narrati, e non sembrano semplicemente giustapposti. Proviamo a indagare in che senso possono essere letti insieme.
Il gesto sulle compravendite tuona come una parola di giudizio, perché, come leggiamo nella Prima lettera di Pietro, con Gesù "è venuta l'ora in cui inizia il giudizio a partire dalla casa di Dio" (1 Pt 4,17).
Eppure subito dopo l'evangelista annota che si avvicinano a Gesù "ciechi e storpi". Dalla tradizione sappiamo che le persone in qualche modo menomate non erano ammesse nel tempio, non potevano entrarci. E invece qui sembra siano proprio lì dove si trova Gesù. E Gesù non li caccia, anzi, li guarisce. Gesù si accorge di chi ha accanto, e non può non prendersene cura.
Il tempio, la casa di Dio che, secondo la profezia ricordata da Gesù, deve essere “casa di preghiera” e non “covo di ladri”, è riportato così a essere un luogo di vita, di relazione con Dio per ogni persona. Il tempio viene riportato a spazio in cui ritrovare vita, in cui Gesù restituisce all'integrità della vita. In Gesù prende corpo il nuovo e definitivo accesso alla relazione con Dio.
Accanto alla “cacciata” c’è dunque la guarigione. Sono episodi diversi che mostrano anche atteggiamenti contrastanti di fronte all'agire di Gesù: c'è chi si sdegna e chi lo loda. Di fronte a Gesù noi pure possiamo intimamente inasprirci o aprirci alla gratitudine. Qui i capi dei sacerdoti e gli scribi, i sapienti, si sdegnano davanti alle “meraviglie” di Gesù e a quei fanciulli che lo acclamano “figlio di David”, come aveva fatto poco prima la folla all’ingresso di Gesù nella città santa.
Gesù non può che rammentare loro una parola dei Salmi, del Salmo 8 nella versione greca, secondo cui il Signore si procura lode persino dai bambini e dagli infanti.
La buona notizia di oggi può allora essere che Gesù non desidera sacrifici, ma guarigioni. Anche noi possiamo lasciarci guarire da Gesù che passa nella storia di ciascuno, e possiamo portare a nostra volta vita nelle relazioni che ci è dato di vivere, nel tempo orientato alla Resurrezione che permea ogni cosa.
sorella Silvia