Lascia o raddoppia?
4 marzo 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,24-34 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 24«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Gesù ha proprio ragione: “A ciascun giorno basta la sua pena”! Pena che talvolta è un’inezia, buona per testare la nostra bravura nel generare una tempesta in un bicchiere d’acqua; talaltra (e per alcune persone fin troppo spesso) un peso che potrebbe schiacciarci. È in queste occasioni che ci facciamo un’idea della verità di un’altra affermazione del nostro Maestro: alla nostra vita non possiamo aggiungere, né togliere, un solo centimetro, un solo mese.
Davanti a questa constatazione, non abbiamo molte alternative. Possiamo lasciare cadere le nostre angosce, i nostri rimpianti, le nostre frustrazioni nel Dio che conosce le nostre pene e i nostri dolori (cf. 1Pt 5,7): certo, la nostra fede è piccola, ma il suo amore è grande! Se riusciamo a ricordarcelo, a riportarlo costantemente verso la nostra mente e il nostro cuore, gli stessi pesi che ci piegavano saranno più leggeri, il nostro orizzonte si allargherà, comprenderemo che solo il regno di Dio e la sua giustizia possono saziarci, inizieremo a lottare – prima di tutto in noi – perché vengano (cf. Mt 6,10). Con una piccola avvertenza: questa lotta non richiede sforzi sovrumani, non è un impegno solitario; è un cammino che parte dalla responsabilità personale, ma si compie insieme ad altre persone che hanno come noi riconosciuto l’amore di Dio, che cadono e si aiutano a rialzarsi (cf. Qo 4,9-12).
Vi è però un’altra risposta, più allettante. Fare il possibile per non vedere: e dunque coprire la realtà con una scena teatrale più rassicurante, garantirci contro tutto e di conseguenza contro tutti. Questa pretesa si traduce presto o tardi nell’affidarsi a occhi chiusi, o meglio nel dire il nostro “amen” (questa la radice del termine “mammona”, sostituito nell’attuale traduzione con “ricchezza”) a ciò che, o piuttosto a chi ci promette sicurezza totale, appagamento definitivo di ogni nostro desiderio, scomparsa irrevocabile di ogni contrarietà e altre favole.
Con un solo risultato possibile: ogni giorno continuerà a presentare, puntuale, la sua pena, mentre la nostra ansia di eliminarla l’avrà raddoppiata; e per soprammercato, avremo posto la nostra vita sotto il dominio di un padrone esigente e implacabile, quando potevamo affidarla allo sguardo di un Padre amorevole.
La Quaresima, questo tempo in cui risuona più forte l’appello alla conversione e a ritornare sui propri passi, ci porti a chiederci in chi, o che cosa, poniamo la nostra fiducia: in sorgenti d’acqua viva o in cisterne screpolate (cf. Ger 2,13), in cui la poca acqua rimasta è stagnante e maleodorante?
fratel Federico