Beati noi…

Foto di Jason Leung su Unsplash
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24 febbraio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,1-12 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».


Dopo i primi giorni della quaresima che ci hanno introdotti in questo tempo austero segnato dalla lotta contro le tentazioni, come ricordava la prima domenica di quaresima, il nostro lezionario ci invita a rileggere il grande “Discorso sul monte” di Gesù (Mt 5-7), chiamato pure “Carta del Regno”. È stato paragonato al “dono della Torah”, il grande evento costitutivo d’Israele nel quadro del quale Dio fece alleanza con Israele sul Sinai e gli fece conoscere la sua volontà (Esodo 19-24).

Con Gesù però vi è un cambiamento di atmosfera, o forse piuttosto ci è data una chiave di lettura che ci permette di comprendere meglio il significato dell’alleanza del Sinai.

Quest’alleanza è aperta dalle “Dieci Parole” (Es 20), formate da una rivelazione (“Sono il Signore, che ti ho fatto uscire dalla schiavitù”) e da nove precetti, negativi e positivi: paletti che indicano la via che conduce alla libertà. Velocemente, però, queste parole-paletti sono diventate leggi generative di altri precetti, che si moltiplicarono quasi all’infinito (i famosi 613 precetti) per rendere possibile la vita.

Da parte sua il Discorso sul monte si apre con una formidabile proclamazione di felicità: 9 “beati” conclusi con “rallegratevi ed esultate!”. Uno straordinario portale di gioia! Che sia questo il colore specifico della quaresima in cui siamo entrati? È in ogni caso una dimensione che l’Oriente cristiano riesce ad esprimere quando, parlando dell’atmosfera della quaresima, la qualifica di “gioia dolorosa” (O. Clément) o di “tristezza radiosa” (A. Schmemann).

C’è una tristezza, per le nostre infedeltà, la nostra debolezza o i maltrattamenti subiti; c’è un dolore, che può anche essere fisico, ma nella quaresima queste realtà assumono una nuova dimensione: si illuminano, irradiate come sono dal cammino che Cristo percorre verso la croce. Ad un tratto ci si accorge non solo di camminare dietro a lui, o insieme con lui, ma di essere come assimilati a lui che affronta con coraggio, ma anche con la gioia del vincitore, questi dolori: “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33).

Alcuni pittori sono andati fino a rappresentare, con audacia evangelica, il Cristo danzante sulla croce…

Ora questa è proprio l’atmosfera delle beatitudini: una proclamazione ripetuta di felicità, non già per le condizioni di disagio in cui vivono i discepoli, ma in ragione di una speranza. Contrariamente alla civiltà greca che considerava la speranza una malattia dell’anima, i cristiani sono animati dalla speranza, quella espressa dalle varie beatitudini (dalla seconda alla penultima). E questa speranza non è illusoria: lo attestano la prima e l’ultima beatitudini che non indicano il motivo della felicità al futuro, ma al presente: “Beati i poveri in spirito … i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli”.

L’appartenenza al Regno dei cieli è la nostra specificità, poiché Gesù, il re di questo Regno, è il nostro Signore che rimane fedele, anche se noi non gli siamo sempre fedeli (cf. 2Tm 2,13).

fratel Daniel