Scegliere di vivere, con altri

Beato Angelico, Scene e storie dei padri del deserto, particolare.
Beato Angelico, Scene e storie dei padri del deserto, particolare.

Fratelli, sorelle,

dice la nostra Regola:

Fratello, sorella, tu hai scelto di vivere la comunità e il celibato con dei fratelli e delle sorelle di cui essere custode” (RBo 4).

Sì, ognuno di noi sceglie di vivere questa vita monastica. E scelta implica da un lato il desiderio, l’attrazione che tale vita ha esercitato su di noi. Questa, dice la nostra Regola è la vita“che ti ha attirato e che hai scelto” (RBo 9). Ma d’altro lato, questa scelta, dunque questo atto di libertà e di volontà che impegna la persona nella sua totalità, non è altro che risposta al dono ricevuto che uno ha saputo discernere nella propria vita: e il grande dono di cui, facendo tesoro anche del testo evangelico di oggi (Lc 17,11-19), dovremmo sempre e ogni giorno ringraziare, è “la vocazione ricevuta, accolta e poi scelta” (RBo 10). La scelta, anche la più personale come questa, non è un atto solitario, ma relazionale, anche perché è scelta “di vivere”, come sottolinea la Regola, e si vive con altri, si vive tenendo conto di altri, si vive facendo spazio ad altri, si vive impegnandosi ad amare altri.

E poiché è una scelta di vivere, essa impegna un rapporto con il passato e con il futuro. Implica un distacco dal passato, necessario per far entrare la novità radicale della nuova vita nella propria esistenza, ma implica anche un rapporto con il futuro perché, pur senza poter divinare il futuro, essa vuole abbracciare la vita, non un momento, non una fase, non una stagione dell’esistenza, ma l’intera vita. Solo così essa è anche una promessa seria, in cui ci si dona ad altri che sanno di poter contare su di noi. Scegliere non è un capriccio di protagonismo del singolo, ma esercizio di responsabilità: esige la maturità di chi assume la responsabilità verso gli altri con cui sceglie di vivere e la responsabilità verso il futuro stesso. Così è maturo atto di amore e non capriccio di adolescente.

E la parola responsabilità trova un’eco nel testo della nostra Regola, nella parola “custodia”, richiamo alla possibilità che sempre abbiamo davanti nelle nostre relazioni: essere custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle scegliendo la vita anche per loro, oppure, esserne gli uccisori, scegliendo invece la morte per loro. Come un tempo tra Caino e Abele. E per resistere e reggere, tale scelta dovrà essere rinnovata intimamente ogni mattina, essere riscelta ogni giorno combattendo la potente tentazione dell’apostasia, così come la tentazione dell’acedia e del non senso. Perciò, fratelli e sorelle, siamo sobri e vigilanti perché il nostro Avversario, il Divisore, come leone ruggente si aggira cercando una preda da divorare. Resistiamogli forti nella fede e rinnovando ogni giorno la scelta di vivere con questi fratelli e sorelle di cui essere custodi. E tu, Signore, abbi pietà di noi.

fratel Luciano