“Siano uno!”
23 maggio 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,11b-26 (Lezionario di Bose)
Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: 11«Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
12Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. 13Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
15Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.
20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
24Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
25Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
Al termine del grande discorso pronunciato durante l’ultimo pasto con i suoi discepoli, Gesù si rivolge al Padre per affidargli i suoi discepoli e quelli che crederanno in lui mediante la loro parola. Qui dunque Gesù prega per noi, come alla fine dell’evangelo penserà ancora a noi, lettori dell’evangelo ma soprattutto credenti in lui, per proclamarci beati: “Beati quelli che, senza aver visto, hanno creduto” (Gv 20,29).
Non è abituale essere direttamente implicati e interpellati dalle parole della Scrittura scritte quasi duemila anni fa; è quindi importante per noi, oggi, rispondere a questa voce che non solo s’indirizza a noi, ma parla di noi.
Come possiamo rispondere a una preghiera del Figlio di Dio, pronunciata tanto tempo fa, ma nella quale pensava anche a noi, credenti del XXI secolo?
Fermiamoci però prima su un’espressione strana. Gesù chiede al Padre di custodire i suoi discepoli “nel tuo nome, quello che mi hai dato”; aspetteremmo piuttosto che chieda a Dio: “custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato”. Certo, il Padre ha dato al Figlio quelli che hanno creduto perché li custodisca, come ha fatto durante tutta la sua vita. Ma ora Gesù parla di una custodia nel nome di Dio, nome che gli è stato dato. Gesù è quindi il nome stesso di Dio, per cui fa solo ciò che Dio stesso fa. Allora la custodia esercitata dal Cristo è quella stessa di Dio, ma non solo. Tutto ciò che fa Gesù, e quindi anche il dono di sé sulla croce, è ciò che fa il Padre: là si manifesta la vera gloria di Dio. Non quella mondana, arrogante e trionfante, ma gloria misericordiosa che si mette al nostro servizio per salvarci, come ha fatto Gesù quando ha lavato i piedi ai suoi discepoli.
In questa luce, rispondere alla preghiera di Gesù inizia con l’ascolto di ciò che dice, cosa che dovrebbe suscitare in noi abbondanti lacrime, non di gioia ma di tristezza, perché da secoli impediamo Dio di esaudire la preghiera di Gesù “perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, e il mondo creda che tu mi hai mandato”.
Quando comprenderemo che le nostre divisioni sono solo una contro-testimonianza e l’ostacolo maggiore che incontrano quelli che vorrebbero credere? Tanto più che nella maggior parte dei casi, e in seguito ai numerosi accordi già firmati, non si capiscono neanche più i motivi delle divisioni.
Sentiamo poi il Cristo dire che ci ha dato la sua gloria, gloria che egli ha ricevuto da Dio stesso. Ma siamo davvero coscienti di essere portatori, o meglio, animati dalla gloria di Cristo, dalla gloria divina? Il che significa anzitutto che non importa la nostra gloria – quella che purtroppo tante volte siamo tentati di cercare e di far vedere – ma quella di Dio. Ha davvero Dio il primo posto nella nostra vita? Ciò che viviamo costituisce proprio una testimonianza resa al Signore di gloria, cioè di misericordia e di amore? Perché, in fin dei conti, è là che si trova la chiave che ci permette di trovare l’unità per la quale Gesù ha pregato.
fratel Daniel
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