Come un bambino

Foto di Sophie Laurent su Unsplash
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28 settembre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,46-50 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 46nacque una discussione tra loro, chi di loro fosse più grande. 47Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino 48e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». 49Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». 50Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».


Il brano evangelico odierno conclude la lunga narrazione della missione di Gesù in Galilea (Lc 4,1-9,50). Presto Gesù inizierà la sua salita verso Gerusalemme (9,51ss). Leggendo il nostro testo nel contesto del capitolo 9, si ha l'impressione che per i discepoli il tempo si concentri. Gli eventi si susseguono con un'intensità impressionante.

Dapprima Gesù li invia in missione. (9,1s). Al loro ritorno li coinvolge subito nella cura dei bisognosi, che culmina nell'evento che chiamiamo la «moltiplicazione dei pani». Dice infatti ai suoi discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare» (9,10-17). In un attimo, essi passano da una situazione di totale mancanza di mezzi all'esperienza sbalorditiva di una sovrabbondanza donata. Gesù non lascia loro il tempo di elaborare questo evento e già li provoca con una domanda, dapprima generica, poi profondamente personale: «Voi, chi dite che io sia?». È una domanda a cui nessun discepolo può sottrarsi, poiché dalla risposta dipendono la relazione con il Signore e il proprio essere, o non essere, suo discepolo. Gesù comincia inoltre a parlare loro della passione e della morte che lo attendono, poiché incontra il rifiuto di molti, a cominciare dai responsabili del popolo (9,22; 43b-45). E questo suo cammino è anche il loro: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (9,23).

Qual è dunque la condizione del discepolo di Cristo? È una domanda che conduce al paradosso della vita cristiana: una vita che non segue il proprio Ego, ma che si orienta al vangelo e che vive il tempo presente come un cammino di amore e partecipazione alla vita di Cristo (cf. 9,23-24), che conduce alla pienezza della vita nel Regno di Dio (cf. 9,27).

Una luce riflessa di questo annuncio appare sul volto di Gesù trasfigurato (9,28ss), davanti a tre dei suoi discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Essi porteranno, in seguito, una particolare responsabilità nei confronti degli altri discepoli per aiutarli a comprendere il mistero di Cristo.

Il brano odierno ci racconta che, dopo tutto questo, nacque tra i discepoli “una discussione su chi di loro fosse il più grande” (v. 46). Non può non stupire! Che cosa rivela del cuore umano? Sembra che non lasciamo passare occasione per dare spazio alla spinta che ci abita: quella di voler primeggiare!

Gesù conosce bene i “pensieri del cuore” (v. 47) e sa che la sua parola da sola spesso non ha alcun effetto. Talvolta, lo ha di più una parabola o un gesto simbolico. Per questo Gesù prende un bambino piccolo e lo pone accanto a sé. Guardando a questo bambino, che cosa dovremmo comprendere? 

Gesù si identifica con il bambino, un piccolo d'uomo indifeso, bisognoso dell'accoglienza benevola di un altro. Non è questa in fondo la condizione di ogni essere umano? La vita non ci viene forse dagli altri? E il nostro posto nel mondo non lo riceviamo proprio attraverso l'accoglienza reciproca? Inoltre, questa è la via che ci aiuta a liberarci dai desideri di grandezza e di esclusività e ci rende capaci di riconoscere il bene che Dio opera anche attraverso altri (vv. 49-50).

sorella Alice