Nelle mani degli uomini
26 settembre 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,43b-45 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 43bmentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: 44«Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». 45Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.
Oggi ci vengono proposti pochi e significativi versetti. Si passa da una constatazione veramente esagerata di meraviglia, in cui tutti sono ammirati di tutto quello che fa Gesù, al timore di interrogarlo da parte dei suoi discepoli.
Come è possibile che tutti fossero meravigliati di tutto ciò che faceva Gesù? Com’è possibile che proprio quelli che lui ha scelto come suoi discepoli arrivino ad avere paura di interrogarlo? Se il testo latino utilizza il termine "timebant", il testo originario greco parla di ephobounto cioè di vera e propria paura!
Cos'è accaduto per suscitare in loro una reazione così contraria a quella di tutti? Gesù ha detto una frase che non hanno capito. Ma questo può accadere! E quando succede, senza farsi troppi problemi, normalmente si chiede spiegazioni. Ma in questo caso probabilmente i discepoli qualcosa avevano capito. Ma dato che ciò che avevano capito non era per nulla piacevole, era sorta in loro una paura tale che non osavano interrogarlo.
Ad una prima lettura può sembrare che Gesù non abbia detto nulla di così "spaventoso". Ma che si tratti di parole da non sottovalutare è chiaro da subito. Infatti, Gesù esordisce con quel: "mettetevi bene in mente queste parole". E poi continua con: “Il Figlio dell’uomo è consegnato nelle mani degli uomini”.
Il testo sottolinea l'importanza di ciò che Gesù sta dicendo, ripetendo per ben tre volte il termine parola. La prima e la terza volta al plurale e la seconda al singolare. Sì, il discorso di Gesù fa davvero paura!
Infatti, Gesù è stato consegnato nelle mani degli uomini che lo hanno condannato e ucciso drammaticamente sulla croce. Quelle mani sono anche quelle dei suoi discepoli che pur non avendolo crocifisso direttamente lo hanno abbandonato. Quelle mani sono anche le nostre come recita un responsorio della passione: "tu mi hai crocifisso e hai liberato Barabba". Infatti, sono le nostre opacità, le nostre zone d'ombra non ancora illuminate dalla sua grazia, i nostri peccati non risolti ad averlo condannato e crocifisso.
Di questo dobbiamo averne consapevolezza. Ma dobbiamo avere anche un'altra consapevolezza ben più importante. Che cioè noi tutti siamo nelle mani del Padre e nessuno può rapirci da quelle mani (cf. Gv 10,28-29). E se anche le nostre mani arrivano a compiere il male fino al punto di uccidere, le mani del Padre sapranno custodirci, sapranno proteggerci e, anche dalle profondità degli inferi, sapranno salvarci. Proprio com'è avvenuto con Gesù che in quelle profondità degli inferi è disceso per salvare ciascuno di noi.
Le parole evangeliche in cui Gesù afferma che nessuno può rapirci dalla mano del Padre trovano un'eco significativa in una bella benedizione irlandese il cui testo risale a San Patrizio:
“Possa la strada venirti incontro,
possa il vento soffiare dolce alle tue spalle,
possa il sole splendere caldo sul tuo viso
e la pioggia cadere dolcemente sui tuoi campi
e finché non ci incontreremo di nuovo,
possa Dio custodirti nel palmo della sua mano”.
Sì, noi tutti siamo nelle mani di Dio, e nemmeno il male che le nostre mani arrivano a compiere possono sottrarci alla custodia e protezione delle sue benevole mani.
fratel Dario a Cellole