Vedere e vivere la misericordia

Foto di Charles Robert su Unsplash
Foto di Charles Robert su Unsplash

11 settembre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,39-42 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù 39disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
41Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 42Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».


Il brano che oggi leggiamo è il seguito delle parole forti di Gesù sulla misericordia: “Diventate misericordiosi”, aveva esortato al v. 36. Ed è proprio la misericordia che ci permette di capire, di andare in profondità per cogliere il messaggio che il nostro brano porta con sé.

Apre la pagina una breve parabola, essenziale, che ci rimanda al nostro non vedere, e a come noi, nonostante questo, pensiamo di poter indicare la via agli altri. Parla di due ciechi che procedono insieme, ma è chiaro che non possono che cadere insieme nella fossa. Se noi non vediamo diventiamo solo un pericolo per chi pensiamo di accompagnare, di guidare. Tornano alla mente le parole dure di Gesù nel Vangelo secondo Matteo: “Guai a voi guide cieche …” (Mt 23,24). È una parabola che chiaramente Gesù rivolge ai suoi discepoli e quindi a tutti noi, discepoli e maestri, che lo ascoltiamo oggi.

Segue l’ammonimento a non guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello, della sorella, quando nel nostro occhio c’è una trave! Pagliuzza, trave: due cose così diverse, le unisce forse solo il materiale di cui sono fatte. Nel nostro gergo ormai sono diventate sinonimo di sproporzione infinita. L’invito di Gesù è a guardare dentro di noi, nel nostro cuore. La critica che possiamo fare all’altro deve essere accompagnata da un’autocritica, dal sapersi prima guardare in verità. E guardare dentro di noi è difficile, faticoso, non lo vogliamo fare, perché non possiamo che trovare la trave.

Ma stando nella verità, o meglio avvicinandoci alla verità, se abbiamo affinato il nostro occhio interiore, vediamo anche l’infinita misericordia del Signore di cui siamo stati destinatari nella nostra vita. Una volta vista questa infinita misericordia, possiamo allora togliere la trave dal nostro occhio e così divenire luce per l’altro, e anche per noi. Solo usando verso l’altro la misericordia che abbiamo sperimentato possiamo correggere il fratello, la sorella, togliere loro la pagliuzza che impedisce di vedere bene.

Non è certo una parabola contro la correzione fraterna quella che ci narra Luca, ma un forte insegnamento per vivere le nostre relazioni in verità.

È solo usando misericordia che possiamo guarire il male dell’altro e salvarci dai nostri mali. Solo chi si mette in discussione, chi cerca la sua verità e non il proprio “benessere” può vedere con lucidità ed essere di aiuto agli altri. Se giudico solamente, di fatto, mi voglio solo auto assolvere e proteggere e mi rinchiudo nel mio male.

Il versetto 40 che lega la parabola dei due ciechi all’insegnamento di Gesù sulla pagliuzza nell’occhio del prossimo e sulla trave nel nostro occhio, è un'indicazione per come arrivare a seguire la sua parola, per come imparare dal Maestro. Si tratta di conoscere sempre di più Gesù, di avere una familiarità con lui attraverso le sue parole che sono il fondamento sicuro per la nostra vita. 

Abbiamo bisogno di un discepolato: di seguire, di imparare. A noi il compito di acquisire, con la nostra fedeltà alle Scritture, la capacità di ascoltare, di osservare, di crescere, di vivere e conservare vive le sue parole raccontandole con la nostra vita.

sorella Margherita