Ponderare bene

Foto di Patrick Hendry su Unsplash
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11 agosto 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 14,25-35 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 25una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: 26«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30dicendo: «Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro». 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 33Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
34Buona cosa è il sale, ma se anche il sale perde il sapore, con che cosa verrà salato? 35Non serve né per la terra né per il concime e così lo buttano via. Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti».


Un’annotazione dell’evangelista incornicia il brano odierno: una folla numerosa seguiva Gesù. Gesù, tuttavia, rifugge la popolarità; si allontana, ad esempio, da coloro che lo cercavano per farlo re dopo aver visto il segno della moltiplicazione dei pani, ritirandosi in un luogo solitario (cf. Gv 6,14-15). 

Qui sembra quasi scoraggiare chi pure lo sta accompagnando con interesse e fiducia, chiarendo che cosa comporta l’andare dietro a lui. A costoro si rivolge in modo personale: “Se uno viene a me”. Non una folla anonima, ma un volto con cui Gesù cerca di instaurare una relazione. 

La sequela si gioca tutta qui: come è stato per quel giovane anonimo che Gesù ha fissato con uno sguardo pieno di amore (cf. Mc 10,21); come è accaduto a Chiara, monaca radiosa di cui oggi celebriamo la memoria, che ha sentito su di sé l’unicità di questo sguardo e l’invito a diventare sua discepola. Sguardo amante di cui anche noi siamo rivestiti e che un giorno ci ha messo in cammino, sulle tracce del Maestro. 

L’insegnamento di Gesù, in sé poco attraente e perfino severo, verte su tre aspetti che sembrano imprescindibili per chiunque lo voglia seguire: “non amare di più” i propri familiari – in realtà l’espressione semitica sottostante suona ancora più dura: “odiare” la propria famiglia; portare la croce; rinunciare ai propri averi. Sono dimensioni che abbracciano le relazioni più intime, il nostro rapporto con i beni e le posizioni acquisite, l’assunzione dei limiti e delle fatiche che la vita riserva; dimensioni su cui siamo chiamati a non fermare il nostro cuore per vivere la radicalità della ricerca del Regno: “Cercate prima il regno dei cieli e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,13). 

Gesù espone poi due piccole parabole che invitano a ponderare bene, come chi si accinge a costruire una torre valuta bene la spesa cui va incontro; come un re che vuole fare guerra cerca di capire prima se ha i mezzi sufficienti. Non si tratta di rispondere in modo frettoloso, spinti dall’iniziale entusiasmo, ma di mettere al vaglio le proprie motivazioni e le conseguenze di ciò che scegliamo. Le parole di Gesù risuonano come appello alla lucidità, alla consapevolezza, a pensare se stessi in rapporto al tempo, alla durata della scelta. Ma come è possibile impegnarsi in un simile programma di vita? 

In Chiara riconosciamo un esempio di umiltà e fortezza che può illuminarci e fare segno. La sua vita è stata afferrata da Cristo, di cui ha imitato l’amore generoso e misericordioso, facendosi carico delle sorelle che ha ricevuto come compagne e che ha servito fino alla fine, imparando l’amore dal Crocifisso: amore che si dona senza misura e senza confini.

Noi oggi possiamo rinnovare questo cammino sostenuti dalla speranza che non siamo soli, e possiamo affidarci al Signore che ha iniziato l’opera buona in noi e la porterà a compimento (cf. Fil 1,6). Una solida speranza che sperimentiamo nelle sere di tante giornate faticose, in cui ci sembra di aver concluso poco o nulla, e pure ci è dato di scorgere come la sua presenza e la sua grazia ci hanno accompagnato: “Tu sei con me” (Sal 23,4).

fratel Salvatore