Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e Sidone…
7 agosto 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,21-28 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 21partito da Gennesaret, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. 22Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». 23Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». 24Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». 25Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». 26Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27«È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.
Ci troviamo di fronte a un episodio del vangelo di Matteo ben delimitato da riferimenti geografici: Gesù si trova ai bordi del lago di Galilea e qui ha un aspro confronto su ciò che rende ritualmente impuri con "alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme" (Mt 15:1); di lì parte (letteralmente esce), si ritira verso la zona di Tiro e Sidone. Subito dopo ritorna "presso il mare di Galilea" (Mt 15,29). Gesù fa un'incursione rapida in territorio pagano, anzi in un territorio ostile, perché la locuzione Tiro e Sidone si trova nei profeti per indicare nemici di Israele.
Gesù si ritira: questo verbo riferito a Gesù segna in Matteo dei momenti di svolta importanti : Gesù si ritira dopo l'arresto e dopo l'uccisione di Giovanni Battista (4,12 ; 14,13), dopo che i farisei tengono consiglio contro di lui per farlo morire (12,14), e qui, unico testo in cui Gesù esce dalla terra d'Israele ed ha esplicitamente un incontro con non ebrei.
Gli esegeti dicono che questo episodio conserva la memoria di un evento storico che permise in seguito alla chiesa primitiva di aprirsi alla missione verso i non ebrei. Pochi sono in Matteo i testi in cui Gesù incontra dei pagani: forse i due indemoniati nel paese dei Gadarèni (8,28) - luogo pagano per la presenza dei porci, ma abitato anche da ebrei - il centurione di Cafarnao (8,5) - testo problematico perché al tempo di Gesù a Cafarnao non c'erano soldati romani e la loro presenza riflette la situazione dopo gli anni 40 e perché l'episodio sembra riflettere specularmente il nostro testo - e l'incontro con la donna qualificata esplicitamente come “cananea” - dunque non ebrea- e proveniente da una regione al di là dei confini di Israele.
Gesù è venuto per “le pecore perdute della casa di Israele” (15,24) e ad esse ha inviato gli apostoli (10,6). Eppure ecco, in luogo aperto (non dentro una casa e quasi di nascosto come nel testo parallelo di Marco 7,24-30) una donna, essendo uscita, gridava (azione continuativa) dicendo: “Signore (Kyrie) figlio di Davide”. Questa donna riconosce che Gesù è venuto per Israele, lo chiama “figlio di Davide” come solo i due ciechi avevano fatto (9,27) e aggiunge anche “Signore”, e si prostra. “Uscita, gridava dicendo”, e poi: “Venuta si prostrava dicendo”. Per due volte sono usati tre verbi per dire l'intenzionalità della donna, la sua consapevolezza, l'iniziativa che prende, la sua insistenza.
“Oh donna”, dice Gesù usando la particella “oh” che gli esegeti dicono essere usata in contesti in cui si risente una grande emozione. “Grande è la tua fede”: come nell'episodio della donna affetta da perdite di sangue (9,22) Gesù è sorpreso dalla fede di questa pagana che chiede guarigione per sua figlia, salvezza. Secondo la profezia di Isaia che Matteo cita in 12,17-21: "ecco il mio servo... nel suo nome spereranno le nazioni", la missione di Gesù, i cui destinatari erano innanzitutto i poveri, i peccatori, i malati di Israele, si rivela essere aperta anche a tutte le genti. È proprio compito del servo del Signore di essere salvezza e speranza per tutti i popoli.
Così in un testo che si rivolge innanzitutto a credenti provenienti dal giudaismo, come il vangelo di Matteo, noi vediamo che una delle prime confessioni messianiche (“Signore, figlio di Davide”) è messa sulla bocca di una pagana che invoca salvezza, di una donna connotata da impurità rituale (forse in questo senso va inteso l'appellativo cagnolini - del resto solo in ambiente pagano e ellenistico i cani erano considerati animali domestici e circolavano nelle case), ma il cui cuore cerca Dio con integrità e coraggio.
Sono proprio queste figure di persone escluse e marginali che con la loro fede insistente e la loro sete di salvezza rendono esplicito il compito di Gesù e precisano i confini del suo intervento. Ed è nella prospettiva del compimento della missione del Servo del Signore che la chiesa nascente ha compreso che l'agire e l'annuncio di Gesù riguardano tutte le genti e dunque si è rivolta anche ai pagani.
sorella Raffaela