Alla scuola del Battista

Foto di Tim Mossholder su Unsplash
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22 giugno 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 3,1-12 (Lezionario di Bose)

1In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate isuoi sentieri!

4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».


Il brano del Vangelo odierno ci racconta l’inizio della parabola esistenziale vissuta da Giovanni Battista secondo la narrazione di Matteo. Presentato con tratti essenziali senza specificare la sua origine, Giovanni si distingue subito per la sua forza oratoria racchiusa in un unico messaggio, con una voce inconfondibile che si fa grido penetrante: “Convertitevi!”. È l’annuncio di un giudizio che porta però la salvezza e quindi va ascoltato con l’attenzione che si riserva ai profeti, a coloro che, pur essendo maestri, non smettono mai, nonostante il passare degli anni, di essere discepoli della parola di Dio (cf. Is 50,4).

Davvero è così che possiamo riconoscere il Battista, dal suo fedele annuncio di una parola ricevuta dall’alto che si misura anche coi silenzi che lo porteranno a dubitare di Gesù. Avrà bisogno di tempo per arrivare a riconoscerlo come “colui che deve venire” (Mt 11,3).

Tra Gesù e Giovanni si intesse quindi un accordo reciproco che rimanda l’uno all’altro in un dialogo costante che mette a confronto i tratti del maestro con quelli del discepolo e offre a tutti noi una preziosa testimonianza per maturare in un cammino di fede.

Sono infatti le parole dei Profeti e la Legge a costituire la trama connettiva del loro reciproco ascolto divenendo così un solido fondamento per l’annuncio dell’imminenza del Regno dei cieli. C’è infatti una precedenza che va rispettata e che fa del “precursore” colui che dà accesso alla nuova realtà di cui solo il Messia rappresenta il pieno compimento. È un passaggio di testimone che assicura al Regno una continuità nella differenza, un rinnovamento nella più completa fedeltà (cf. Mt 11,11). Ecco i due volti da riconoscere per ritornare ad ascoltare la Parola: uno contiene la forza tipica dell’annuncio profetico, l’altro la conferma dell’inizio dei tempi messianici.

Non serve più indugiare nella speranza di tempi migliori, ma piuttosto compiere azioni di conversione cominciando da se stessi. Ecco perché l’inizio del cammino è segnato dal Battesimo, si tratta di un atto di fede e di continuità col passato, perché : “...tutti i nostri padri attraversarono il mare e furono battezzati in rapporto a Mosè..” ( 1Cor 10,1 ). Il rito della purificazione dell’acqua è quindi segno necessario di rottura col passato e insieme passaggio attraverso un vaglio, di ingresso in una nuova vita per la quale occorre prepararsi. 

Ora dunque viene il tempo di Gesù che annuncia il suo cammino di croce. È così che si diventa discepoli, con una preparazione alla sequela del maestro (cf. Mt 10, 26) che in Gesù prende il volto del Messia a lungo atteso, quello del Figlio dell’uomo. 

Come Giovanni, quindi, anche noi siamo invitati a scorgere in Gesù una novità, cominciando a compiere gesti di conversione e sfuggendo a forme rituali protettive o che ci dispensano dall’urgenza della sequela del Signore. Si tratta di accedere al Regno dei cieli attraverso singoli gesti di cura per i nostri fratelli e sorelle che alla fine dei tempi si riveleranno autentici gesti d’amore (cf. Mt. 25,40). La parabola esistenziale del Battista ci insegna l’ascolto della Parola come fonte di scoperta di sé e del Signore nell’attesa di giungere tutti insieme alla comunione nel Regno. 

 fratel Norberto