Edificarci
15 giugno 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,46-49 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: 46«Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e non fate quello che dico? 47Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: 48è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. 49Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».
Gesù ha parlato, ha insegnato alle folle che l’hanno ascoltato a lungo. Ora sembra rivolgersi più ai suoi discepoli, a quelli che lo frequentavano, a quelli che lo chiamano “Signore, Signore”, e quindi anche a noi che lo ascoltiamo oggi in questo brano del suo Vangelo.
Gesù vuole ricordarci che ascoltare solamente non basta, non può bastare. Ci riconosceranno “cristian”i, suoi discepoli, non certo per quello che diciamo di aver ascoltato, che diciamo di aver capito, esponendo le nostre conoscenza e proclamando a nostra volta la sua Parola. Ci riconosceranno per la nostra adesione al Signore che si vedrà dai frutti che sapremo portare e come ci ricorda l’apostolo Paolo i frutti sono innanzitutto: amore, gioia, pace, benevolenza, bontà , fedeltà, mitezza, dominio di sé (cf. Gal 5,22).
È un rimprovero chiaro che Gesù ci rivolge, e come sempre per farci capire bene, usa nella sua spiegazione un’immagine che ci colpisce per la sua evidenza.
Gesù ci conduce, ci accompagna nell’adesione a lui, quella che solo può darci saldezza nel costruire la nostra vita. Costruire spetta a noi, ma appoggiandoci a qualcosa che possa reggere, per avere equilibrio, saldezza e seguirlo nella fedeltà. Il rimprovero è proprio per noi che preghiamo ogni giorno, scandendo la nostra giornata con le preghiere fino a rischiare l’abitudine, e che poniamo la nostra attenzione sulla conoscenza, su quello che diciamo e non su ciò che siamo. E questo oltre a non edificare noi stessi, non edifica neppure i rapporti, quei rapporti veri e fraterni che Gesù invita con forza ad avere tra tutti noi.
L’ascolto va accompagnato da un fare, da un applicare la Parola ascoltata, che ci porta a vivere una vita vera, umana, cristiana. Andare a lui, alla sua buona novella , ascoltarla, sentire la verità che è in essa, senza poi convertire le nostre vite, non può che portare ad una “rovina grande”.
La splendida immagine che Gesù usa per farci comprendere tutto questo è quella della costruzione, della edificazione di un casa: a noi la scelta del terreno su cui appoggiarci.
Torna con forza l’immagine di Cristo-roccia, che ci rimanda alla profezia di Isaia (cf. Is 28,26). E Gesù ci invita a scavare in profondità, per costruire bene la casa, perché non vacilli.
L’uomo che costruisce sul nulla, sulla superficie, senza preoccuparsi delle fondazioni si apre alla rovina. È energia sprecata, non ci dona quella stabilità che resta nel profondo del nostro animo, stabilità a cui possiamo sempre ritornare anche nei nostri dubbi, a cui appoggiarci nei momenti di piena, di sconforto che ci assalgono.
L’acqua colpisce con la sua irruenza ugualmente le due case: è la vita da cui non ci possiamo sottrarre, sono le contraddizioni nostre e del mondo. Ma Gesù ci ha parlato, e se la sua Parola resta salda in noi, troveremo sempre, proprio in noi, la roccia su cui appoggiarci durante la piena, durante quegli eventi della vita in cui è facile vacillare, lasciarci andare. E potremo di conseguenza edificarci a vicenda nei nostri rapporti che, fondati su di lui, sull’insegnamento che ci ha donato, non potranno che essere fraterni.
Ascoltare e fare, le due cose insieme. Non c’è da cercare altrove.
sorella Margherita