Chiedere nel nome di Gesù

Foto di Edwin Chen su Unsplash
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10 giugno 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,19-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 19«In verità io vi dico: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Ha detto papa Francesco: “Chiedere, supplicare. Questo è molto umano ... A volte noi possiamo credere di non aver bisogno di nulla, di bastare a noi stessi e di vivere nell’autosufficienza più completa. A volte succede questo! L’essere umano è un’invocazione, che a volte diventa grido, spesso trattenuto ... A volte sembra che tutto crolli, che la vita vissuta finora sia stata vana. E in queste situazioni apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita, il grido, la preghiera: ‘Signore, aiutami!’. La preghiera apre squarci di luce nelle tenebre più fitte. ‘Signore, aiutami!’. Questo apre la strada, apre il cammino ... Non dobbiamo scandalizzarci se sentiamo il bisogno di pregare, non avere vergogna. E soprattutto quando siamo nella necessità, chiedere ... Non bisogna avere vergogna di pregare e di dire: ‘Signore, ho bisogno di questo’, ‘Signore, sono in questa difficoltà’, ‘Aiutami!’. È il grido del cuore verso Dio che è Padre” (Catechesi sulla preghiera dicembre 2020). 

La preghiera di domanda esprime l’accettazione del nostro limite; siamo creature incapaci di salvarci da noi stesse. A Dio indirizziamo i nostri desideri, ma la nostra preghiera è sempre “nel nome di Cristo”, che ha pregato: “non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 26,39). “Tutto ciò che possiamo a buon diritto attenderci e chiedere a Dio, possiamo trovarlo in Cristo. Dobbiamo immergerci sempre di nuovo nel vivere, agire, soffrire e morire di Gesù, per riconoscere ciò che Dio promette e ciò che egli adempie”, scrive Dietrich Bonhoeffer. 

Ma il passo odierno del vangelo di Matteo ci parla di una preghiera in cui due si accordano per chiedere qualcosa. Ci si può accordare per molte ragioni. Ieri come oggi è molto facile allearsi per fare il male, tessere alleanze “contro”. Ce lo attesta il salmo 2: “Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo consacrato” (Sal 2,2). E il racconto della passione di Gesù secondo Luca ci dice che Pilato dopo aver interrogato Gesù, lo inviò a Erode, che dopo averlo insultato e averlo vestito di una splendida veste per prendersi beffe di colui che si proclamava re, lo inviò di nuovo a Pilato; “in quel giorno, annota l’evangelista, Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia” (Lc 23,12). Negli Atti degli apostoli Luca ricorre allo stesso verbo “accordarsi” (in greco symphonéo) per indicare la menzogna di Anania e Saffira: “Perché vi siete accordati per mettere alla prova lo Spirito del Signore?” (At 5,9), chiede loro Pietro. 

Il vangelo di Matteo ci parla di un altro genere di accordo, un accordarsi davanti a Dio per chiedergli qualcosa. “Due di voi”: non è poco? Dio non è schiavo di numeri e censimenti! Guarda al cuore! Un cuore in armonia con un altro, cuori di credenti che si abbandonano al Signore e si fidano di lui: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome” (Mt 18,20). Non è questione di numeri e neppure questione di luogo. Non si dice “riuniti in chiesa” o in qualche celebrazione liturgica; “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), dichiara il Risorto alla fine del vangelo di Matteo. Ciò che conta è l’essere riuniti nel nome, cioè che la solidarietà, la comunione, l’alleanza, sia fondata su Gesù.

 sorella Lisa