Solitudine e comunione

Foto di Ingo Doerrie su Unsplash
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21 maggio 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,23b-33 (Lezionario di Bose)

Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli: 23«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. 24Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. 25Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. 26In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: 27il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. 28Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre». 29Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. 30Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». 31Rispose loro Gesù: «Adesso credete? 32Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. 33Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».


“Ecco viene l’ora – dice Gesù – ed è venuta, che sarete dispersi, ciascuno per le proprie cose, e mi lascerete solo. Eppure non sono solo, poiché il Padre è con me” (v. 32). Gesù è solo, è solo nella sua passione, ma forse solo anche di fronte ai discepoli, solo con il suo mistero.

Sì, i discepoli gli dicono: “Ecco, adesso parli apertamente” (v. 29), ma non è vero. Gesù aveva detto loro anche in precedenza che chi vedeva lui vedeva il Padre, poiché il Padre compiva in lui le sue opere (cf. Gv 14,8-10), ma i discepoli sembra non lo abbiano ascoltato.

Gesù durante la passione sarà lasciato solo dai discepoli (cf. Mc 14,50), ma forse Gesù è stato solo anche durante la sua vita: solo con la sua verità più profonda, solo con il suo mistero di comunione con il Padre. Con chi Gesù ne parlava? Aveva sperato che i discepoli avessero compreso il segno dei pani spezzati per le folle, ma invece niente, poiché il loro cuore era indurito (cf. Mc 8,14-21). Egli desiderava condividere con loro i momenti più importanti del proprio cammino di obbedienza al Padre (cf. Lc 22,15), ma quando chiederà loro di accompagnarlo nella sua preghiera durante l’agonia si addormenteranno (cf. Mc 14,40-45).

Forse Giovanni Battista aveva intuito qualcosa di lui quando aveva detto: “E io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua mi disse: ‘Colui sul quale vedrai scendere e rimanere su di lui lo Spirito, questi è colui che battezza in Spirito santo’” (Gv 1,33). Gesù sembra essere solo, ma non soltanto lui. Anche Maria, sua madre, dal vangelo sembra che non abbia parlato con Giuseppe dell’annuncio ricevuto dall’angelo, così come anche Giuseppe non sembra che abbia parlato con Maria dei suoi sogni in cui Dio gli parlava. Maria resta sola con il suo mistero, e lascia fare a Dio. E così anche Giuseppe, e così anche Gesù.

Forse sarà pesata a loro questa solitudine. Ma forse proprio essa è stata per loro anche fonte di grande libertà, poiché Dio non è tanto un oggetto di cui parlare con altri, ma è il Soggetto con il quale poter parlare anche di altri, poiché egli è Colui al quale, unico, dobbiamo rendere conto (cf. Eb 4,13). Si tratta di innestare in lui tutte le nostre relazioni e pensieri, si tratta di fare con la relazione con il Padre la nostra spina dorsale in cui tutto è innestato, illuminato, nominato, vagliato, purificato, santificato. 

Sì, questo comporta una solitudine, come diceva ai monaci certosini Guglielmo di Saint-Thierry a proposito dei doni di Dio: “I suoi doni [il monaco] non [deve] porli mai sulle labbra degli uomini, ma celarli nella cella e tenerli nascosti nella coscienza, così che sempre, come un’insegna, sulla fronte della coscienza e sul fronte della cella vi sia: ‘Il mio segreto a me, il mio segreto a me’ (Is 24,16 Vulgata)” (Lettera d’oro 300). Così Gesù dice: “Viene l’ora in cui mi lascerete solo, ma non sono solo, perché il Padre è con me” (v. 32).

Solitudine che si nutre di comunione con il Signore, ma che proprio per questo apre il credente anche a una profonda e libera comunione fraterna, poiché il fatto di innestare in Dio ogni pensiero e relazione dona un’intima libertà nei confronti di tutto e di tutti. A noi di accoglierla.

sorella Cecilia


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