Una tristezza che si muta in gioia
20 maggio 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,16-23a (Lezionario di Bose)
Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli: 16«Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». 17Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos'è questo che ci dice: «Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete», e: «Io me ne vado al Padre»?». 18Dicevano perciò: «Che cos'è questo «un poco», di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
19Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: «Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete»? 20In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
21La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. 22Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. 23Quel giorno non mi domanderete più nulla.
In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà».
I discepoli non capiscono. Gesù parla di una sua partenza e di un suo ritorno. Tra un po’ non lo vedranno e più tardi lo vedranno ancora. Ora provano dolore, ma poi questo dolore, a detta di Gesù, si trasformerà in gioia.
Mai come in questi brani ai discepoli e dunque a noi è richiesta molta fede. Fede fondata su una grande dose di speranza. Fede e fiducia dei discepoli che cercano di capire, di indagare tra loro sul perché Gesù dica queste cose. Queste domande che si fanno sono dovute al fatto che stanno cercando di dare un fondamento razionale ai discorsi di Gesù. Per loro, per il loro e il nostro modo di pensare, quello che sta annunciando Gesù è abbastanza lontano dai loro e nostri schemi di comprensione. Gesù, da parte sua, si rende conto che sta chiedendo ai suoi discepoli un grande sforzo di comprensione ed è per questo che approfondisce sempre di più il discorso e tiene in conto i loro stati d’animo.
È ben consapevole che le sue parole, oltre allo sconcerto, stanno provocando tristezza, ma è ben consapevole che a loro può rivolgere queste parole. Nonostante lo sconcerto iniziale Gesù ha fiducia che i suoi discepoli possano percorrere un cammino che li porterà a credere che la sua partenza sarà necessaria per poter custodire la sua presenza in loro stessi.
Essi sono abituati a stare con lui, la sequela a cui hanno aderito è un cammino concreto che segue una guida precisa, ora Gesù chiede loro un passo ulteriore: continuare a seguirlo, o meglio, ad andare avanti nel cammino portando il suo messaggio, ma in sua assenza. Il passo più difficile che devono compiere è capire che quest’assenza è solo fisica: lo Spirito che sarà loro inviato permetterà di continuare a sentire in loro la presenza di Gesù e di continuare ad annunciare il Regno di Dio.
La tristezza in noi si trasformerà in gioia proprio quando ci renderemo conto che Cristo è in noi attraverso il suo Spirito. Certo il passaggio non sarà indolore, come i discepoli ci dimostrano. Si tratta di attraversare l’incomprensione profonda del distacco e di porla sotto una luce diversa quella che illumina il vuoto e permette di abitarlo in maniera diversa.
Qui sta la differenza che Gesù spiega loro tra la gioia passeggera che prova il mondo e la gioia dei discepoli che passando da momenti difficili, come quello che stanno vivendo, sperimenteranno una gioia duratura basata sulla fiducia e sulla speranza.
sorella Beatrice
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