Ascoltare per amare
27 marzo 2026
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,28-37 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 28 si avvicinò a Gesù uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è:Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi». 32Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. 35Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? 36Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi.
37Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
Gesù in questo capitolo 12 di Marco è interrogato per essere colto in fallo da farisei ed erodiani sul tributo a Cesare, dai sadducei sulla resurrezione e qui nel nostro testo da uno degli scribi che gli chiede qual è il primo dei comandamenti (v. 28). Gesù risponde con lo “Shema Israel” di Deuteronomio 6, la preghiera dell’Antico Testamento sull’unicità di Dio che include il comando di amare il Signore (il comando di amare il prossimo proviene invece dal Levitico).
Noi spesso passiamo subito al verbo “amare” tralasciando il verbo “ascoltare”. Prima di amare, bisogna ascoltare. Prima dell’amore c’è l’ascolto. Viene prima una dimensione recettiva più che attiva: ascoltare, accogliere, lasciarsi interpellare, imparare, essere attenti e aperti. Una dimensione più passiva che operosa e noi spesso ci dimentichiamo di questo. Pensiamo subito che amare il Signore, gli altri/e sia un fare, un agire, un adoperarsi, che è vero ed importante, ma prima c’è l’ascolto.
Se tenessimo conto di questo forse il nostro amore sarebbe più vero, più intelligente, più rispettoso e capace di rispondere al vero bisogno dell’altro e non al nostro. Un amore libero, gratuito, non un amore possessivo, geloso ed egoista. Troppo spesso quello che facciamo corrisponde più a un nostro bisogno e desiderio che al vero bene dell’altro. Ascoltare allora è il primo passo del nostro prenderci cura di noi stessi e di chi abbiamo accanto a noi. Ascoltare noi stessi, per conoscere i nostri doni e i nostri limiti, per saper trasformare le nostre reazioni primarie, che non sempre sono positive. Ascoltare il proprio corpo per imparare a conoscere di cosa ha veramente bisogno e non solo nel nostro immaginario. Ascoltare le persone per saper cambiare giudizio, per avere la capacità di trasformare il nostro sguardo, per lasciare spazio e tempo all’altro di cambiare e anche di sbagliare, per dire una parola e fare un gesto che possano essere incisivi ed efficaci. Ascoltare anche la natura, che ci apre al silenzio, che ci predispone alla pace, alla quiete, alla solitudine che apre il cuore.
Ascoltare il Signore, la sua parola perché possiamo seguire Lui e non noi stessi in quell’obbedienza filiale che porta a pienezza le nostre vite. Ascolto che ci fa percepire la vita come dono e che ci rende capaci di dire grazie. La settimana santa che ormai è alle porte possa essere all’insegna di questo ascolto, sia un lasciar fare più che un fare, nell’accompagnare il Signore Gesù nel suo cammino di passione fino alla resurrezione.
Gli ultimi tre versetti portano un insegnamento di Gesù sul messia. Gli scribi dicevano che il messia è figlio di David, ma Gesù partendo dal salmo 110 confuta questa convinzione perché se David lo chiama Signore, non po' essere suo figlio. Quindi sì, il messia è di discendenza di David, ma viene anche prima ed è più grande di David perché è anche figlio di Dio.
sorella Roberta