Gesù libero desidera sorelle e fratelli liberi
24 marzo 2026
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 11,27-33 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù e i discepoli 27andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?». 32Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
Un primo elemento che colpisce in questo brano è il dialogo fatto di domande tra Gesù e scribi, sacerdoti e anziani. Gesù risponde con una domanda. Dio risponde all’uomo con una domanda.
Potremmo chiederci: perché? Forse, per il fatto che il vangelo non ci restituisce solo imperativi a cui obbedire passivamente o contenuti di cui appropriarsi intellettualmente, ma inviti e domande che facciano scaturire prese di posizione personali e convinte, che nascano dall’intimo del cuore. Tale modalità di azione non solo rispetta la nostra libertà, ma la sollecita e la rende attiva.
La domanda, in fondo, manifesta attenzione all’altro, coinvolge e sollecita, custodisce e mette in gioco la libertà dell’altro. Infine, la domanda dà da pensare al proprio interlocutore. Anche se in questo caso preciso, scribi, farisei e anziani rispondono con un “Non lo sappiamo” (v. 33) abdicando alla propria responsabilità, possiamo anche immaginare e sperare che questa domanda sia rimasta a lavorare interiormente in qualche membro del gruppo, come ci viene raccontato nel Vangelo secondo Giovanni riguardo a Nicodemo, uno dei capi dei giudei, che di notte va a cercare Gesù (cf. Gv 3,1-21). Di notte: segno di un’inquietudine, di una domanda che abita il cuore.
Un altro aspetto da rilevare è la libertà di Gesù. Non solo le sue domande hanno a cuore la nostra realizzazione, il sapere che l’uomo è pienamente felice, soddisfatto, quando assume appieno la responsabilità della propria vita. Gesù ci offre anche l’esempio concreto. Nei brani precedenti scaccia i venditori dal tempio, ha il coraggio di compiere un’azione non violenta e con verità. Ma, ancora di più, colpisce il suo ritornare al tempio e il suo camminare a testa alta tra i portici. Dopo un avvenimento del genere sarebbe dovuto scappare pensando a nascondersi per paura di ritorsioni.
Gesù, no! È pienamente libero! Torna sul luogo della sua invettiva, testimoniando con la propria persona e il proprio agire la bontà delle sue parole, del suo desiderio di libertà per l’uomo. In fondo, il suo agire è un urlo rivolto all’uomo, che dice: “Dio ti vuole libero e ti ama da morire (donando la sua vita)”.
Che il Signore in questo cammino verso la pasqua ci aiuti a fare sempre più nostro il dono della sua libertà di amare.
fratel Paolo