Cercare la luce

Foto di Mathias Reding su Unsplash
Foto di Mathias Reding su Unsplash

20 marzo 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,46-52 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 46mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 49Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». 52E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.


Il brano di oggi comincia con una notazione di cammino: “Partiva da Gerico” (v. 46). Gerico è luogo di passaggio verso Gerusalemme, dove si compirà la passione di Gesù. In questo contesto si colloca la guarigione del cieco Bartimeo, quasi a indicare che, prima del mistero della croce, occorre imparare a vedere.

“Bartimeo, figlio di Timeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare” (v. 46). Il margine geografico diventa metafora di una condizione esistenziale: quest’uomo ha una genealogia, un’identità, eppure la sua cecità lo tiene fermo mentre la vita scorre, dipendente dall’aiuto altrui e incapace di orientarsi da solo. Quando si riconosce la propria povertà, si apre lo spazio per un cambiamento e per la conversione: è allora che il racconto sembra delineare un itinerario della fede, scandito da verbi che segnano le tappe di un passaggio interiore.

Il primo di questi verbi è sentire. “Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare” (v. 47): Bartimeo non vede, ma ascolta. La fede nasce così: non dalla visione, ma dall’ascolto (cf. Rm 10,17).

Il titolo “Figlio di Davide” è profondamente messianico: Bartimeo riconosce in Gesù il discendente promesso, il re giusto, e si rivolge a lui con un’invocazione essenziale: “Abbi pietà di me”, la preghiera di chi non presenta meriti né pretese, ma affida tutto alla misericordia di Dio. Quella supplica disturba l’ordine apparente delle cose, ma Bartimeo continua a gridare ancora più forte. La fede cresce nel contrasto e nella perseveranza: quando la voce del bisogno non si lascia soffocare dal rumore della folla.

Ed è proprio quel grido ostinato che provoca la svolta: “Gesù si fermò” (v. 49). Risuonano qui le parole dell’Esodo: Dio è colui che vede la miseria del suo popolo e ascolta il suo grido (cf. Es 3,7). Ha compassione, interrompe il proprio passo per fare spazio all’altro. E poi comanda: “Chiamatelo”. La folla si trasforma in mediatrice dell’incontro: “Coraggio! Alzati, ti chiama!” (v. 49). Il verbo alzati è il linguaggio della risurrezione: indica il passaggio dalla condizione di immobilità a una vita nuova.

“Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù” (v. 50). Il mantello era probabilmente il solo bene del mendicante. Lasciarlo significa abbandonare l’unica sicurezza per farsi trovare: ancora prima di vedere, Bartimeo ha già scelto di mettersi in cammino.

Gesù gli chiede: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” (v. 51). Dio non impone la guarigione ma vuole sapere ciò che abita davvero il cuore. La fede non è passività ma dialogo tra due libertà: quella di Dio che chiama e quella dell’uomo che risponde. Bartimeo desidera semplicemente vedere: cerca la luce.

“Va’, la tua fede ti ha salvato” (v. 52). Il verbo salvare non indica soltanto il dono della vista, ma una liberazione più profonda: la fede è già soglia di una condizione nuova di vita. Il miracolo non termina con lo sguardo ritrovato, il suo compimento è seguire Gesù. Proprio qui si compie la promessa profetica: “Si apriranno gli occhi dei ciechi … e vi sarà una strada chiamata via santa” (Is 35,5-8).

Così la storia di Bartimeo – con la sua cecità, il suo grido, la sua sequela – non è soltanto il racconto di una guarigione: è la figura di un cammino possibile per ciascuno di noi. Dall’ascolto al grido, dall’alzarsi al lasciare, dalla cecità alla visione, dall’immobilità alla sequela.

sorella Mónica