Cercare il “prima”

Foto di Bence Halmosi su Unsplash
Foto di Bence Halmosi su Unsplash

17 gennaio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,24-34 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: " 24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. 25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».


“Gente di poca fede” (v. 30), siamo questo, tutti noi, uomini e donne che credono, ma anche non credono. Gesù lo sa e oggi ci richiama alla fede con immagini che si depositano nella memoria e suscitano un sorriso sui nostri volti spesso tristi e delusi. Alla frammentazione del nostro cuore, diviso tra pensieri, progetti, che rischiano di renderci schiavi nel continuo tentativo di realizzazione, vivendo ogni giorno come una corsa affannata contro la preoccupazione, illusi di poter “allungare, anche di poco la nostra vita” (cf. v. 27), di prevenire l’imprevedibilità, sconosciuta e per questo paurosa, del domani, ci dimentichiamo di vivere il presente e consumiamo tutte le energie nella paura, pre-occupandoci di ciò di cui non possiamo occuparci perché appartiene al futuro, Gesù oggi contrappone l’“unum necesssarium”. Parole attualissime!

Gesù non ci giudica ma con sapiente pedagogia ci guida al riconoscimento dell’essenziale. Prima di tutto ci chiede di distogliere lo sguardo da noi stessi, alzare lo sguardo e guardare: “Guardate gli uccelli del cielo … Osservate i gigli dei campi” (vv. 26.28). Siamo circondati da un’infinità di creature che ci testimoniano che il nostro fare, “per quanto ci preoccupiamo” (cf. v. 27), non può darci sicurezza perché noi, da soli, non possiamo nulla, non abbiamo un potere illimitato. Siamo figli e figlie, questo ci ricorda Gesù: guardare “più in là” di noi per osservare e riconoscere l’opera di un Padre, che non si dimentica di nessuno, nemmeno della momentanea e passeggera erba dei campi. Nulla sfugge al suo sguardo di cura.

E poi Gesù continua a sollecitarci ponendoci domande: Gesù non offre formule di verità assoluta, dogmi da accettare con sottomissione. Con le sue parole non ci sta invitando a una serenità, alla pace interiore ottenuta staccandoci dalla realtà, abbandonando il nostro lavoro, le nostre responsabilità che tanto ci affaticano. Gesù ci propone una possibile via: riconoscere, proprio al cuore delle nostre esistenze, frenetiche, spesso dolorose, piene di motivi di preoccupazioni vicine e lontane, che Dio è presente nel suo infinito amore di Padre e che di questo Padre noi ci possiamo fidare, a lui possiamo consegnare, con fiducia, tutte le nostre preoccupazioni, perché “il Padre nostro celeste sa che ne abbiamo bisogno” (cf. v. 33).

L’alternativa chiara alla preoccupazione e all’affanno, per crescere nella nostra fede, non è un abbandono passivo a ciò che accade ma un attivo “cercare”: scegliere di orientare diversamente le nostre vite. Cercare è desiderio, slancio, passione, e “cercare anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia” (v. 33) significa decidere ciò che ha la priorità, creare spazio alla vita, alla comunione con Dio e alla relazione con i fratelli e le sorelle.

Noi oggi leggiamo questo brano del vangelo accompagnati dalla figura di un uomo che questa radicalità del vangelo l’ha vissuta pienamente: Antonio, un monaco del iv secolo del deserto egiziano. Di lui, “padre dei monaci”, che insegnava ai suoi discepoli: “Dovunque tu vada, tieni sempre Dio davanti ai tuoi occhi” (Antonio, Detto 3), la sua Vita racconta che: “Entrato nella casa del Signore, come sentì il Signore che diceva nel vangelo: ‘Non preoccupatevi del domani’, non poté restare più oltre, ma uscì e distribuì i beni ai poveri” (Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio 3,1). 

Facciamo nostro il suo insegnamento e con Dio sempre davanti continuiamo a “cercare”: cerchiamo il “prima” della vita, il “prima del Regno”, il “prima” dell’incontro con Dio e con i fratelli e le sorelle.

sorella Elisa


Il vangelo del giorno è un servizio gratuito. Se vuoi, puoi contribuire alle spese tecniche del sito.