“Lo voglio, sii purificato!"

Foto di Matheo Jbt su Unsplash
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15 gennaio 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,40-45 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 40venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Gesù percorre la Galilea annunciando l’evangelo e scacciando i demoni. Avviene l’incontro con un uomo lebbroso. Secondo la Legge il lebbroso era considerato come un morto, escluso dalla comunione con il popolo di Dio, da ogni vita sociale e religiosa, doveva denunciare la sua impurità e stare lontano da tutti, in luoghi deserti. Una vita chiusa, finita. La guarigione di un lebbroso era ritenuta improbabile quanto la resurrezione di un morto

La vista di Gesù genera in quest’ uomo condannato un inatteso nascere di speranza, di fiducia: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Non una pretesa ma una fiducia disarmata rivolta all’altro. È anche un incontro tra l’impuro e il puro. Gesù non si allontana, anzi tocca con la mano quell’intoccabile, gesto che rendeva impuri, e dice: “Lo voglio, sii purificato!”. 

L’evangelista ci dice che Gesù era stato mosso a compassione alla vista della desolazione di quell’uomo, così come è mosso a compassione alla vista delle folle “che erano come pecore senza pastore” (Mc. 6,34) o ancora delle folle che “non avevano da mangiare” (Mc. 8,2). Un’altra possibile lettura ci dice che Gesù è mosso allo sdegno, alla collera di fronte al male che colpisce l’essere umano. Sentimenti che vediamo anche di fronte alla durezza di cuore dei farisei nella guarigione in giorno di sabato (Mc. 3,5) o nella guarigione del sordomuto nel territorio pagano della Decapoli (Mc. 7,34). Non c’è stoicismo, non c’è “cristiana rassegnazione”, non il tirarsi indietro, no! C’è l’adirarsi di fronte alla sofferenza, all’emarginazione, all’ impossibilità di relazioni che toccano gli esseri umani Questa passione di Gesù ci dice che Dio non vuole il dolore, la sofferenza delle sue creature. Dio vuole l’uomo in una pienezza di vita, fatta di relazione e di pace con sé stessi, con Dio e con gli altri.

La parola efficace di Gesù combatte il male e opera salvezza.  Si compiono i segni della venuta del Messia preannunciato dai profeti, e tuttavia Gesù non vuole essere riconosciuto Messia attraverso i miracoli che compie. Manifesta nelle sue parole e nel suo agire l’autorità e la potenza di Dio, però non è il successo che lo identifica ma la fedeltà alla volontà del Padre.

La verità del Messia si rivela sulla via della croce, proprio nel fallimento, nella sconfitta. “Il centurione, avendolo visto spirare in quel modo disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»”. 

fratel Domenico


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