Conoscere il proprio cuore nella tentazione

1f53437a87c1154d71ec64037aad4802.jpg

22 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 4,1-11 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto:

Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:

Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:

Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».

11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.


Gesù ha appena fatto esperienza dell’essere “Figlio di Dio”, come ci è narrato nei versetti subito precedenti, al Battesimo. Ma proprio allora “fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato”: è spinto nel deserto dallo Spirito al preciso scopo di essere tentato!

E questo già dice qualcosa sulla realtà di ogni credente: la tentazione, che è poi il faccia a faccia con la possibilità del male, è qualcosa che è costitutivo della vita spirituale, non una sua deviazione: la tradizione sapienziale (Sir 2,1) lo esprime bene: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione”; e un noto adagio patristico afferma: “nessuno che non abbia sperimentato la tentazione potrà entrare nel Regno dei cieli. Togli la tentazione e nessuno sarà salvato”. La tentazione è necessaria per arrivare a conoscere che cosa abita il nostro cuore, in chi è davvero la nostra fiducia, se nel Signore o in altro, e radicarci così in Dio.

Anche per Gesù è stato così, e non a caso è tentato proprio sull’esperienza di pienezza della relazione filiale: per due volte il tentatore gli dirà: “Se sei Figlio di Dio...”.

Gesù visse l’ascesi del deserto per quaranta giorni e quaranta notti, e alla fine ebbe fame; e proprio allora, nella debolezza del bisogno, è avvicinato dal tentatore che gli propone tre possibilità di cammino al di fuori della relazione con Dio.

Darsi da sé il nutrimento necessario. Ma Gesù sa che è Figlio non perché genera pane dalle pietre, ma perché si nutre della Parola del Padre e condivide il pane per le folle (cf. Mt 14,13-21), e poi la sua stessa carne (cf. Mt 26,26-29).

Poi il secondo cammino proposto: obbligare Dio a liberarlo dal limite ultimo che è la morte. Ma Gesù sa che è Figlio non perché non morirà se si getta giù, ma perché è disposto a far fiducia al Padre. E questo Gesù lo vivrà nel Getsemani, quando rifiuterà una salvezza che non si inscriva nella volontà di Dio (Mt 26,39), e lo vivrà nella Pasqua, accettando che la salvezza per tutti gli uomini, non solo la sua, passi per la sua morte, vissuta per amore.

Infine il terzo cammino: cercare vita nel potere, nel successo rinnegando Dio; Ma l’unico “potere” che cercherà Gesù si realizza nel servizio: liberare dal male malati, farsi servo di tutti lavando i piedi ai suoi; rifiutando di essere acclamato re dalle folle (Gv 6,15), se non seduto su un asino (Lc 19,35-38) nell’imminenza della passione.

Queste tre tentazioni di Gesù (quella di darsi vita da sé a partire dalla fame che ci abita, quella di onnipotenza, quella del darsi vita con il dominio, il potere e il successo) sono le stesse tentazioni, in radice, che traversano il cuore di ciascun uomo e donna, quindi di ciascuno di noi, quotidianamente.

Eppure la nostra risposta può essere diversa da quella di Adamo, se teniamo lo sguardo fisso su Gesù (cf. Eb 12,2); perché nella tentazione Gesù ha vinto per noi; eha vinto non perché è Dio, ma perché ha accettato di essere pienamente uomo (mostrando così a noi come essere pienamente uomini), ha accettato cioè di essere creatura, nella fiducia al Dio creatore, al Dio che vuole la vita, e in abbondanza (cf. Gv 10,10) per ciascuno di noi, nell’obbedienza a lui. 

sorella Annachiara


Iscriviti alla newsletter del vangelo del giorno