Una vita sapida e luminosa

7674085f195cb9529dbb04d3c4a9b50e.jpg

1 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,11-16 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi. 13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. 14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.


“Voi siete il sale della terra” (v. 13). Solitario, il sale è un alimento immangiabile. Condiviso, sciolto, nascosto e disseminato con altri cibi, dà sapore, ne esalta il gusto. Conserva a lungo gli alimenti. Purifica e brucia sulle ferite. “Il buon Dio non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale. Ora, il nostro povero mondo rassomiglia al vecchio padre Giobbe, pieno di piaghe e di ulcere, sul suo letame. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia. Ma le impedisce anche di marcire” (Georges Bernanos). Non a caso il sale sulle offerte è il segno dell’alleanza stabile tra Dio e il suo popolo (cf. Lv 2,13).

“Voi siete la luce del mondo” (v. 14). Non ne siamo però possessori. “Da dentro o da dietro una luce brilla attraverso noi sulle cose e ci rende consapevoli che non siamo niente, che la luce è invece tutto” (Ralph Waldo Emerson). La luce colora il mondo e fa di esso il poema di Dio. Gesù è il suo poeta. Noi suoi discepoli possiamo essere iridescenze gentili della sua luce che illumina il cosmo, se scegliamo come navigatore l’applicazione delle beatitudini del Regno e come segnaletica delle nostre esistenze la povertà come non accumulo e condivisione, la compassione e l’empatia, la mitezza, la nonviolenza, la misericordia, la trasparenza, l’impegno per la pace, la lotta per la giustizia…

Due immagini potentissime che dicono il nostro essere e non il nostro dover essere. Aderire al regno di Dio non è un atto di volontarismo. Non dobbiamo diventare sale e luce, lo siamo già, per dono. Possiamo però “impazzire” come il sale, se prevaliamo e prevarichiamo sugli altri o vivacchiamo insipidi e indifferenti, costruendo la nostra casa sulla sabbia. Possiamo abbagliare e accecare come una luce sfolgorante nelle nostre pretese di dover aprire gli occhi degli altri, impartire lezioni, giudicare inflessibilmente e inamovibilmente, oppure possiamo gradualmente spegnerci senza più sognare, sospirare, invocare quello stesso regno.

Oggi facciamo memoria di Eusebio, vescovo di Vercelli del IV secolo, che con la sua testimonianza di fede solida ha vissuto una vita sapida e luminosa, come pastore “dissolto” in mezzo alla sua gente. “Con l’austerità del digiuno governava la sua chiesa”, ci ricorda Ambrogio di Milano. Raccolse in una vita comune il clero, educandolo all’“osservanza delle regole monastiche, pur vivendo in mezzo alla città”, e favorì una grande solidarietà tra gli abitanti della diocesi. Anche durante l’esilio continuò a “raccomandare caldamente di custodire con ogni cura la fede, di mantenere la concordia, di essere assidui nell’orazione” (Epistola seconda). 

“Siamo animali molto feroci, siamo animali terribili noi umani. La nostra è una storia di guerre, una storia senza fine, una storia folle”, ci ricordano Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado nel loro film documentario Il sale della terra (2014),

che mette in scena le magnifiche fotografie di Sebastião Salgado, che narrano attraverso monumentali disegni di luce un’umanità ferita, lacerata, sofferente, schiacciata, in fuga, ma che nonostante tutto lotta per la vita e spera. Quegli scatti incandescenti, come le parole di Gesù, ci rivelano che in verità sono gli ultimi il sale della terra, la luce del mondo. È attraverso di loro che possiamo ritrovare la nostra vera identità.

fratel Giandomenico