“Sono venuto perché abbiano la vita”

Tessuto wax
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10 gennaio 2019

Gv 10,9-16

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:" 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 

14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore."


Per la memoria dei padri della Chiesa e vescovi Gregorio di Nazianzio e Gregorio di Nissa, il passo evangelico proposto dalla liturgia, è quello del buon pastore.

L’immagine del gregge è usata da Gesù per esprimere la delicata relazione tra pastore e le pecore a lui affidate: le pecore sono il popolo di Dio, l’ovile la Chiesa e ogni tipo di comunità al suo interno, il pastore colui che le guida.

La tentazione del pastore è di porsi sopra Cristo e pascere se stesso, sfruttando i doni del gregge per il proprio tornaconto personale. Già il profeta Ezechiele aveva denunciato i falsi pastori d’Israele, ricordando loro che Dio stesso sarebbe intervenuto a restituire la giusta dignità a ogni persona (Ez 34). Il Vangelo ci dice che quel tempo è compiuto: Gesù è il vero pastore venuto a curare le pecore ferite e malate. Egli insegna con l’esempio della propria vita e donandola, precede umilmente e con bontà il gregge, lo guida verso il futuro, verso una vita piena (Gv 10,10).

Il criterio per riconoscere pastori degni del proprio ruolo è la fede radicata in Cristo, Colui che è la sola porta di accesso al gregge. Ogni decisione, ogni scelta che riguarda il gregge dovrà essere varata alla sua luce. Il Vangelo usa parole dure per diffidare di chi non lo fa: sono ladri venuti per rubare e togliere la vita oppure mercenari, ai quali importa solo il proprio posto, ma non difendono il gregge in caso di pericolo.

La tentazione del popolo-gregge, d’altra parte, è di evitare la fatica di ascoltare la propria coscienza, di affidarsi ciecamente o di adagiarsi nella chiusura. Cristo ci ha liberato perché fossimo liberi, in Lui siamo pecore di un gregge che trova sostentamento nella Parola ma che resta libero di entrare e uscire, non chiuso in un recinto autoreferenziale.

Il fondamento di questa libertà è però uno stretto rapporto di appartenenza e di obbedienza a Cristo: siamo le sue pecore chiamate per nome, amate e conosciute, solo se continuiamo ad ascoltare la sua voce.

Tuttavia, che sia pastore o pecora, ognuno di noi ha il compito di guidare se stesso verso la santità: a un’esistenza vissuta nella comunione con Dio, nella gratitudine per i doni ricevuti e nel desiderio di stabilire relazioni interpersonali dettate da verità e giustizia.

Gregorio di Nissa esprime la sua estrema fiducia nell’essere umano, creato a immagine di Dio, “Bellissimo, con il segno raggiante della vita sul suo volto” e capace di ritornare alla sua vera essenza attraverso un’attenta conversione: ”Se, con un tenore di vita diligente…laverai le brutture che si sono depositate sul tuo cuore, risplenderà in te la divina bellezza…vedrai in te Colui che è il desiderio del tuo cuore e sarai beato”.

Il periodo in cui vivono i due vescovi cappadoci è segnato da gravi controversie all’interno della Chiesa. Essi fanno proprie le parole del Vangelo e danno la vita perché ci possa essere unità: “un solo gregge con un unico pastore”. Il loro amore per la Chiesa ci insegni a rinunciare alle ricchezze o ai privilegi non essenziali e a perseguire la comunione che è frutto dello Spirito Santo e unità del corpo di Cristo.

sorella Lara