Un arretramento spaventoso

Tessuto wax
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5 gennaio 2019

Mt 1,1-17

1 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
17In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.


Il brano dell’evangelo di oggi, che è riecheggiato più volte nella liturgia di questi ultimi giorni, è come un mantra orientale che ripete per ben trentanove volte un verbo, “generò” (eghénnesen, in greco), ogni volta preceduto da un nome, un volto che dona vita, e seguito da un nome, un volto che riceve tale dono. Così è la vita, meravigliosamente incastonata nella gratuità di un dono ricevuto, che a sua volta diventa donazione, semente che genera altra semente. Il generare è il sì alla vita di chi sceglie di non ripiegarsi nella tragica e perversa idolatria dell’io e si apre a un tu, a una relazione che diventa slancio di futuro, dono e abbandono, dove anche la morte vi trova senso.

È questa la via umanissima che Gesù sceglie di percorrere, inserendosi in una storia di nomi e volti precisi. “Così fu generato Gesù Cristo” suona il versetto 18 che vede irrompere la potenza di Dio stesso nel grembo di una donna, Maria di Nazaret. Gesù è il quarantesimo della lunga lista ad essere generato, si fa carne nella concretezza della storia del popolo di Israele, si radica nella geografia di una terra ben determinata. Con lui ha compimento l’esperienza dell’esodo e del deserto, tempo di prova e di liberazione dalla schiavitù. Davvero Gesù è il Cristo, il Messia promesso dalle Scritture, figlio legittimo di Giuseppe, discendente di Davide, discendente di Abramo, vero figlio di Israele. E la generazione non si arresta con lui. Siamo anche noi inseriti in questo flusso generativo: “Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio … Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo”, ci ricorda Giovanni (1Gv 5,1.4).

Generare dunque, un verbo caro alle genealogie presenti soprattutto nei libri della Genesi e delle Cronache, è il verbo della passione di Dio per l’umanità, del suo agire all’interno della storia contorta degli uomini e delle donne, che in Gesù ha il suo centro di irradiazione e di speranza. Storia contorta, dove i tanti nomi, i tanti volti sono spesso biografie che tramano intrighi, che vivono di peccati e infedeltà alla Legge e che l’Antico Testamento non esita a criticare ed etichettare come vite fallimentari. Dio decide di fare alleanza con tale umanità fatta di uomini giusti ma anche assassini, guerrafondai, immorali, prostitute, idolatri, peccatori come noi.

Commentando la genealogia di Gesù, il cardinale vietnamita François Xavier Nguyên Van Thuân riporta queste parole intensissime di Charles Péguy: “Bisogna riconoscerlo, la genealogia carnale di Gesù è spaventosa. Pochi uomini hanno avuto forse tanti antenati criminali, e così criminali. Particolarmente così carnalmente criminali. È in parte ciò che dà al mistero dell’Incarnazione tutto il suo valore, tutta la sua profondità, un arretramento spaventoso. Tutto il suo impeto, tutto il suo carico di umanità. Di carnale. Quantomeno per una parte, e per una gran parte”.

L’“arretramento spaventoso” di Dio in Gesù ci spiazza, ma non ci paralizzi. Anzi, ci consoli e ci doni gioia e speranza. Il Canto della luce della notte di Natale risuoni ancora sulle nostre labbra:

Noi ti cantiamo, figlio di Maria
perché hai rivestito la nostra carne
sei venuto nella notte del mondo
tu, la fonte della luce.
Generato prima di tutti i secoli
Sole sorto prima del sole
tu dissipi la tenebra della notte
e illumini il cuore dei credenti.

fratel Giandomenico