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Il sacramento dell’amicizia

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Non vedevo l’ora che fosse mattino per andare a scuola e vederti. Dio, non ero più solo! Finalmente avevo un amico! Tu eri già là – forse nemmeno tu avevi dormito – e un’occhiata mi fece capire che anche tu eri felice. Da allora fummo come due fratelli. Tornammo a casa insieme ogni giorno e ogni mattina io t’aspettavo.

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Presenza assenza

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Edoardo Tresoldi, Etherea, installazione temporanea, rete metallica sagomata, 11 x 16,5 x 22 metri
13-22 aprile 2018, Coachela Valley Music and Arts Festival, Stati Uniti
utilizzata per il libro di Joris Geldhof, Oltre il sacro e il profano

Le tre sculture-architetture non sono in muratura, ma sono trasparenti poiché realizzate in rete metallica. Questa scelta dei materiali è una chiave stilistica tipica del lavoro di Tresoldi. In realtà la scultura è allo stesso tempo materialmente presente e per certi versi visivamente assente. È una architettura eterea, ecco il nome dell'opera. Il corpo di coloro che entrano nelle tre sculture non le può oltrepassare fisicamente, ma può farlo con lo sguardo. 

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Come lasciarsi trasformare dalla lettura?

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Bisogna entrare nei mondi estranei amandoli, senza lasciarsi mettere sotto tutela dall’idolatria per qualcuno o qualcosa ma sbriciolando l’Ego, allargando i confini della mente che sono i confini della sensibilità. Bisogna far convivere idee, farle incontrare per affrontarsi, riconoscersi, separarsi e unirsi in forme diverse, secondo le parole di Alberto Savinio nella Nuova enciclopedia: “E poiché d’altra parte non c’è speranza che idee così lontane possano riunirsi e fondersi, conviene rassegnarsi a una crisi perpetua e sempre più grave della civiltà. Rinunciamo dunque a un ritorno all’omogeneità delle idee, ossia a un tipo passato di civiltà e adoperiamoci a far convivere nella maniera meno cruenta le idee più disparate, ivi comprese le idee più disperate”: only connect, senza sosta.

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Ciò senza il quale vivere non sarebbe più vivere

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All’origine e poi nel corso dell’intera vita cristiana c’è quel mutamento radicale di cui trovo un’espressione significativa in una parola dell’apostolo Pietro. Dopo il discorso di Gesù sul pane di vita, tutti se ne vanno: “È pazzo”, dicono. Il che significa: è estraneo alla nostra ragione. “Volete andarvene anche voi?”, domanda Gesù ai suoi discepoli. Liberi di farlo. “Da chi andremo? – risponde Pietro – Tu hai le parole della vita” (cf. Gv 6,67-68). Pietro non capisce di più, però sa già che partire vorrebbe dire lasciare la propria vita. Ciò che quell’uomo gli ha svelato della sua stessa esistenza. Gesù non è ciò che egli possiede, ma ciò senza il quale vivere non sarebbe più vivere. Egli è già l’essenziale, e resta differente; necessario, e imprendibile.

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Intervista a Enzo Pagani

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Il futuro dei libri, ameno per un periodo di medio termine, lo vedo giocarsi più che sui testi digitali, nella possibilità di garantire la visibilità a quanto verrà scritto. Senza dimenticare che saranno comunque le grandi agenzie educative (dalla scuola fino al mondo ecclesiale) che diranno quale sarà il futuro del libro. Una bella sfida.

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